Sicilia elezioni: Berlusconi vince, Di Maio buon secondo, Renzi perde, Bersani straperde

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 novembre 2017 21:37 | Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2017 9:50
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Sicilia elezioni: Berlusconi vince, Di Maio buon secondo, Renzi perde, Bersani straperde

ROMA – Sicilia elezioni: Berlusconi vince, Di Maio buon secondo, Renzi perde, Bersani straperde. Questi i risultati definitivi: Nello Musumeci, candidato del centrodestra, ha il 39,8%, il candidato M5s Giancarlo Cancelleri 34,7%. Seguono Fabrizio Micari con il 18,7%, Claudio Fava con il 6,1 e Salvo La Rosa, con lo 0,72 %.

Il testa a testa tra centrodestra e Movimento 5 Stelle evocato da exit poll e prime proiezioni, semplicemente non c’è stato. Nello Musumeci (centrodestra) festeggia e i componenti del suo staff già si godono la vittoria.

Vince Berlusconi. Il primo significato politico della tornata elettorale siciliana è la vittoria di Berlusconi. Intramontabile o redivivo, ciò che importa è che il vecchio leader sia riuscito nell’impresa di federare le diverse anime del centrodestra: tornando unito il blocco elettorale si è aggiudicato l’amministrazione della Regione.

Di Maio buon secondo. Puntavano alla vittoria quale viatico necessario alla grande sfida delle politiche dove i 5 Stelle si presentano in testa ai sondaggi. In Sicilia, come dovunque si presentano soli: circa il 35% dei suffragi rappresentano un successo, specie per il candidato scelto, quel Cancelleri che ha alzato di circa sette punti il bottino della lista del Movimento.

Perde Renzi. Crolla il Pd, il segretario Renzi deve assumersi la responsabilità della sconfitta. Pesano l’appeal storicamente basso del partito in Sicilia e, soprattutto, le divisioni interne. Discorso speculare a quello del centrodestra: due sinistre sono sinonimo di sconfitta.

Straperde Bersani. La candidatura solitaria della lista Cento Passi di Claudio Fava ha sortito esiti numericamente inconsistenti: quel 6% certifica il fallimento di una strategia nazionale, di un calcolo rivelatosi sbagliato. Bersani, D’Alema e tutti i fuoriusciti dal Pd speravano di mettere in crisi la leadership di Renzi mettendo in campo una forza alternativa. Nonostante l’appoggio istituzionale del Presidente del Senato Pietro Grasso, nonostante il Pd più debole d’Italia: cercavano praterie a sinistra dei democratici, hanno trovato un vicolo cieco.