Sicilia. Ingroia: “Lucia Borsellino col suo cognome non doveva entrare in giunta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 luglio 2015 9:12 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2015 9:12
Sicilia. Ingroia: "Lucia Borsellino col suo cognome non doveva entrare in giunta"

Sicilia. Ingroia: “Lucia Borsellino col suo cognome non doveva entrare in giunta”

ROMA – “Per Lucia Borsellino provo ovviamente grande affetto, ma sinceramente penso che non sarebbe dovuta entrare nella giunta di Crocetta; con un cognome così pesante il rischio di essere strumentalizzata era reale. Quando il governatore mi chiese di fare il suo vice io rifiutai…”. Lo afferma l’ ex magistrato Antonio Ingroia, ora amministratore unico di Sicilia e Servizi, in un colloquio con il Corriere della Sera.

La presunta intercettazione pubblicata dall’Espresso? Pensa che si tratti di “una bufala, come ha spiegato in maniera categorica il procuratore Lo Voi”, risponde Ingroia. “Ma dietro dev’ esserci una fonte considerata attendibile dall’ Espresso, probabilmente istituzionale. Con una precisa finalità. Io non arrivo a immaginare un golpe come Crocetta, ma quella frase, mostruosa ancorché inesistente, ha contribuito ad aumentare la disaffezione e la delegittimazione nei confronti della politica, delle istituzioni e dell’ antimafia. Ci siamo abituati a un eccessivo uso politico delle intercettazioni”.

E riflette sulle strumentalizzazioni: “sebbene talvolta sia mancata un po’ di professionalità da parte di qualche mio ex collega, la principale responsabilità è della politica, che con l’ inerzia nella moralizzazione al suo interno legittima la supplenza della magistratura. Lasciando che le intercettazioni da strumento investigativo diventino strumento di lotta politica, anche per il modo in cui vengono diffuse dai mezzi di informazione”.

Ingroia torna sul dottor Tutino, confermando di conoscerlo da una ventina d’ anni; “quando ho cominciato a lavorare per la Regione l’ ho ritrovato molto vicino a Crocetta. All’ inizio parlava bene di Lucia Borsellino, mentre nell’ ultimo periodo se ne lamentava fino ad auspicarne le dimissioni”. “Le volgarità che ho letto, a parte la frase che non esiste, confermano che Tutino rappresenta un aspetto deteriore della politica”.    L’ ex magistrato riflette poi sul suo futuro: “io non sono un pretoriano di Crocetta. Finché ci sarà la possibilità di fare qualcosa di utile continuerò, appena capirò che non è più possibile tornerò al nuovo lavoro di avvocato”.