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Sicilia, M5S perde. Dice: “Voti sporchi”. Ostia, Destra perde. Dice: “Voti sporchi”

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Ostia, la candidata sconfitta ha accusato M5s di aver preso i voti anche degli Spada (nella foto Ansa, la testata di Roberto Spada a Daniele Piervincenzi)

ROMA – Sicilia, elezioni regionali di appena due settimane fa: M5S arriva secondo dopo la coalizione Destra-Centro, governatore diventa Musumeci e non Cancelleri. Per M5S buon risultato ma sconfitta. E M5S siciliano e nazionale alla sconfitta dà un nome e un perché: “Sono stati i voti sporchi degli impresentabili a far vincere gli altri”. Gli impresentabili, i candidati altrui di cui M5S aveva fatto elenco, i candidati secondo M5S portatori di voti sporchi.

Ostia, ballottaggio di domenica scorsa: la coalizione Destra-Centro arriva seconda con la sua candidata, perde più o meno 40 per cento contro 60 per cento, vince il ballottaggio la candidata M5S. E la Destra sconfitta, in particolare Fratelli d’Italia, danno alla sconfitta un nome e un perché: i voti sporchi dei clan. La candidata sconfitta e Fratelli d’Italia partito dicono che M5S ad Ostia ha perso voti puliti e ha fatto incetta di voti sporchi. Indicano Nuova Ostia come luogo del travaso.

La cosa va segnalata perché l’antico vizietto si è ormai trasformato in un viziaccio.

Vizietto antico, molto antico, è quello di sminuire il valore dei voti raccolti dagli altri. Lo faceva la Dc quando attribuiva “all’oro di Mosca” almeno parte dei voti per i comunisti, lo faceva il Pci quando intestava alla pressione-controllo dei preti sulle vecchine e sulle donne in chiesa in genere almeno parte dei voti ai democristiani. Più tardi lo farà Berlusconi dando del “coglione” a chi vota per la sinistra e lo farà la sinistra elaborando la categoria degli “ingannati dalle tv” per spiegarsi l’inspiegabile e cioè che i ceti popolari votavano a destra.

Antico e mai dismesso vizietto del raccontare e raccontarsi che il mio voto è migliore del tuo. Che il voto per l’avversario è stupido, sciocco, incosciente, ignorante, magari e perfino dato per sbaglio. Vizietto che serve, se non a consolare della sconfitta, almeno a continuare a sentirsi dalla parte giusta nonostante si sia stati bocciati dall’elettorato. Vizietto che aiuta ad elaborare il sarà per un’altra volta. Vizietto e tentazione sostanzialmente inestirpabili. E che fanno in fondo poco danno, il massimo del danno che fanno è che chi si consola così non capisce di solito come e perché davvero ha perso.

Ma ora il vizietto è diventato viziaccio. Non più i voti degli altri solo sciocchi, incoscienti, ignoranti, disinformati, ingannati…Adesso si è passati al viziaccio che i voti degli altri sono sporchi. E sporchi introduce, chiama, contiene altro concetto: se i voti con cui l’altro ha vinto le elezioni sono sporchi, allora le elezioni sono davvero valide? Sporchi significa e sconfina nel non validi.

Andarsene in giro a battezzare i voti degli altri come sporchi, praticare la supponente abitudine per cui una parte si nomina giudice della pulizia e validità del voto per gli altri, raccontare che i voti sporchi degli altri sono la vera ragione e chiave del risultato elettorale è un viziaccio brutto.

Viziaccio brutto che induce e suggerisce che le elezioni se le perdi non valgono, non hanno vera validità. Ma un’elezioni, l’esercizio del voto popolare non è come una conta per chi si acceca a nascondino dove ciascuno può fare in modo, più o meno cavillando, che si ripeta all’infinito. Se le elezioni le ripeti all’infinito, si consumano. Si consuma il senso del votare e si consuma lo strumento elettorale.

Tutta la convivenza socio-politica si basa su un pilastro: il risultato delle elezioni deve essere riconosciuto valido anche da chi perde. Se scuoti, scavi sotto e picconi questo pilastro, allora dici che la democrazia non vale. E’ un viziaccio brutto che ha già perso, perduto e disperso, molti popoli nella storia antica e recente.

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