Sicilia/ Totò Cuffaro e il tesoro di Vito Ciancimino: “Mi dichiaro estraneo ai fatti, ma non rispondo se non mi indicate quand’è che sarei stato un corruttore”

Pubblicato il 17 Giugno 2009 19:59 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2009 19:59

«Mi dichiaro estraneo ai fatti, ma non rispondo se non mi vengono fatte contestazioni specifiche». Dopo aver ascoltato le accuse mosse dalla Procura di Palermo l’ex governatore della Sicilia ha fatto mettere a verbale solo questa sua dichiarazione.

L’indagine riguarda il tesoro dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, condannato per mafia e morto qualche anno fa. Dopo gli interrogatori ai senatori Carlo Vizzini (Pdl) e Salvatore Cintola (Udc), entrambi accusati di concorso in corruzione aggravata  per aver agevolato Cosa nostra,è toccato a Cuffaro e al coordinatore Udc in Sicilia Saverio Romano: entrambi sono accusati dello stesso reato.

Ad accusare lui e gli altri tre indagati, è Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco, che ha dichiarato ai magistrati di avere consegnato ai quattro parlamentari importanti somme di denaro in cambio di aiuti e favori per la Gas, la «Gasdotti azienda siciliana» che metanizzò buona parte dell’isola.

Cuffaro ha chiesto che gli venissero indicati gli episodi specifici di corruzione. Non avendo ottenuto quel che chiedeva, si è avvalso della facoltà di non rispondere.