Sicurezza: rispuntano le ronde. Intanto si nega la mensa ai bambini immigrati

Pubblicato il 28 aprile 2009 16:08 | Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2009 1:41

Tornano le leggi anti immigrati. Prima tra tutte quella che dovrebbe consentire di trattenere nei centri di identificazione ed espulsione i clandestini per sei mesi (oggi tre). Questa la misua temporale voluta fortemente da Maroni. Un altro ministro, La Russa, ha rilanciato fino a 18 mesi, configurando così una detenzione di un anno e mezzo per l’immigrazione clandestina, pena superiore a quella comminata per molti reati. Torna anche la tassa suppletiva di 200 euro per il rinnovo del permesso di soggiorno e questo riguarda gli immigrati regolari. Torna il divieto di iscriversi all’anagrafe se l’abitazione non risponde a canoni sanitari e di metri cubi.

I comportamenti sociali si adeguano alla legislazione imminente:nel milanese a 22 ragazzini, di cui 20 figli d’immigrati, viene negata la mensa a scuola. I “ritorni” legislativi hanno la forma di emendamenti al ddl sulla sicurezza.

Sull’immigrazione la  Lega ha puntato i piedi. Lunedì, nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia, sono riapparsi la permanenza lunga nei Cie (dagli attuali 60 ai futuri 180 giorni) e i “volontari per la sicurezza”, ovvero le ronde a disposizione dei sindaci. Il primo provvedimento era stato bocciato dai “franchi tiratori” del Pdl, il secondo abbandonato per consentire l’approvazione bipartisan del dl incentrato su stupri e stalking. Nelle intenzioni della Lega c’è anche l’approvazione del discusso reato di clandestinità, della tassa di 200 euro per i permessi di soggiorno e il divieto di iscrivere i figli all’anagrafe se la casa è sotto gli standard igienico-sanitari. Solo la norma sui medici-spia è stata accantonata.

Tutto questo succede in Parlamento. Il clima nella società non è tanto diverso. A Pessano con Bornago, in provincia di Milano, la mensa scolastica rifiuta il pasto giornaliero a 22 bambini perchè i genitori sono in ritardo nel pagamento della retta. La ditta che gestisce il servizio ha lamentato la morosità di 59 persone al Comune. Il sindaco, Giuseppe Caridi, del centrosinistra, non ne ha voluto sapere di fare qualcos’altro che non fosse tagliare i pasti. Dei 59 morosi qualcuno ha pagato, ricorrendo a rate e aiuti comunali, altri, se l’orario scolastico lo consentiva, hanno rinunciato al servizio. I 22 bambini rimasti all’asciutto sono in larga parte figli d’immigrati. 14 sono rom di un campo autorizzato.

Per fortuna è scattata la solidarietà: le maestre offrono il loro pasto agli studenti, per non lasciarli senza cibo. Il preside denuncia «una discriminazione inaccettabile e offensiva» e sottolinea come agli stranieri tocca pagare il massimo della retta perchè non godono della residenza.