Sindacati a Governo: Cinque euro aumento, vergogna e offesa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Novembre 2015 7:30 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2015 19:33
Sindacati a Governo: Cinque euro aumento, vergogna e offesa

Il segretario della Cgil Susanna Camusso (C) durante la manifestazione unitaria dei sindacati contro il governo Renzi

ROMA – Sei anni di contratti bloccati. Senza aumenti. E poi, dopo sei anni, il Governo offre un aumento. Di cinque euro. Una provocazione secondo i sindacati che sabato 28 novembre hanno sfilato a Roma portando in piazza i dipendenti pubblici.

Ad attaccare duramente il governo è stata prima di tutto la leader della Cisl Annamaria Furlan. Sul blocco del contratto del pubblico impiego c’è stata anche una sentenza della Corte costituzionale ma “il governo fa finta di non sentire e dopo sei anni offre 5 euro: non c’è dignità in una offerta di questo genere da parte di chi la pone. Si vergogni il governo”.

“Il governo e lo Stato rispettino le lavoratrici e i lavoratori e facciano il contratto. Noi non rinunceremo mai alla contrattazione, non stiamo fermi e apriremo una stagione di mobilitazione. Il lavoro pubblico è indispensabile. Viva il contratto pubblico”, ha concluso Furlan dal palco.

Sulla questione dura anche Susanna Camusso, fresca di una discussione a distanza con il ministro Giuliano Poletti sul tema orari di lavoro. Per Camusso quello di Renzi e Poletti è “un governo inadempiente non solo rispetto ai diritti dei lavoratori ma anche di fronte alla Corte costituzionale”, che ha dichiarato illegittima la prosecuzione del blocco del contratto degli statali.

“Non ci fermeremo se non mettete risorse in legge di stabilità” ha detto ancora Camusso, chiudendo la manifestazione per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Se si arriva “al 15 dicembre” e nulla cambia, allora, aggiunge “avete sbagliato i conti”. Oggi in piazza “ci siamo insieme, unitariamente, per dire basta alle attese, ai rinvii, all’idea che non si possano fare i contratti. Vogliamo dignità”, ha detto Camusso, che in un altro passaggio dell’intervento ha esortato a “tornare alle parole antiche, checché qualcuno ne dica: qualità, fatica, organizzazione e valorizzazione del lavoro”.

Per il numero uno della Cgil, “non serve la caccia al consenso, serve invece discutere concretamente ad un tavolo contrattuale”.    Rispetto alle risorse stanziate in legge di stabilità, “i 300 milioni ce li siamo ripagati noi con risorse che vengono dai lavoratori pubblici”, ha aggiunto Camusso, ricordando come in manovra ci sia anche il blocco del salario accessorio e del turnover.