Caso favori sessuali, archiviata l’inchiesta sul sindaco di Mantova Mattia Palazzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 gennaio 2018 10:41 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2018 10:41
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Caso favori sessuali, archiviata l’inchiesta sul sindaco di Mantova Mattia Palazzi

MANTOVA – “È stata durissima e le ferite ci sono, ma ho avuto la fortuna di avere vicino persone splendide”. Il sindaco di Mantova Mattia Palazzi (Pd) affida a Facebook l’annuncio che gli fa tirare un sospiro di sollievo dopo un mese e mezzo vissuto sotto pressione per l’accusa di molestie sessuali. “Il gip del Tribunale di Mantova ha disposto l’archiviazione del procedimento, nei miei confronti, per tentata concussione continuata”. È la fine dell’indagine che lo aveva coinvolto dal 22 novembre scorso quando i carabinieri si presentarono nel suo ufficio in municipio e a casa per sequestrargli tablet, pc e telefonino.

Era l’inizio dello scandalo a luci rosse che per alcune settimane l’avrebbe travolto, e da cui in pochi pensavano che ne sarebbe uscito. Un esposto presentato in Procura dal consigliere comunale di opposizione, Giuliano Longfils, aveva indotto il procuratore capo Manuela Fasolato ad aprire un’indagine con l’accusa di tentata concussione continuata. Sul suo tavolo erano arrivati i tanti messaggi e foto hot che il sindaco avrebbe inviato per un anno, dal novembre 2016 al novembre scorso, ad Elisa Nizzoli, 38 anni, vedova, madre di una bimba, vicepresidente dell’associazione culturale Mantua me genuit. Dai messaggi WhatsApp, il sindaco sembrava chiedere favori sessuali alla donna minacciando, al contrario, di intralciare l’attività della sua associazione. Messaggi che la presidente del sodalizio, Cinzia Goldoni, aveva girato a Longfils indignata per i presunti ricatti cui il primo cittadino avrebbe sottoposto l’amica. Da quel momento Palazzi è entrato in un tritacarne mediatico-giudiziario che lo ha costretto ad allontanarsi da Mantova per alcuni giorni. Ritornerà solo per partecipare ad un drammatico Consiglio comunale in cui, la voce rotta dall’emozione e tra le proteste dell’opposizione, professerà la sua innocenza annunciando di voler rimanere al suo posto.

Nel frattempo, le indagini della Procura sono andate avanti e il 21 dicembre sono giunte a una svolta: la società bresciana a cui la Procura aveva affidato l’incarico di esaminare i tanti messaggi scambiati dal sindaco con la donna, scopriva che si trattava di messaggi falsi. La Nizzoli veniva convocata come persona informata dei fatti e davanti al procuratore ammetteva di essere stata lei a falsificarli. Da presunta vittima, Elisa Nizzoli si trasformava in indagata per false dichiarazioni al pm. Il giorno successivo la Procura chiedeva l’archiviazione. Martedì scorso il legale della donna, Davide Pini, ha rinunciato all’incarico: “Si è creata una frattura insanabile con la mia cliente – ha spiegato -. Io volevo fare opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Mantova, mentre la Nizzoli no”. Nel tardo pomeriggio sempre di martedì il Gip Gilberto Casari ha accolto la richiesta di archiviazione. Il giudice ha riconosciuto che “il contenuto dei messaggi non è riconducibile all’indagato, bensì alla stessa Nizzoli, la quale ha operato deliberatamente alcune fuorvianti alterazioni”.