Sondaggi: Renzi sfonda al Nord-est. Pd al 34,2%, Beppe Grillo al 20,2

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Maggio 2014 10:15 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2014 10:15
Sondaggi: Renzi sfonda al Nord-est. Pd al 34,2%, Beppe Grillo al 20,2

Sondaggi: Renzi sfonda al Nord-est. Pd al 34,2%, Beppe Grillo al 20,2

ROMA – Sondaggi: Renzi sfonda al Nord-est. Pd al 34,2%, Beppe Grillo al 20,2. La tendenza nelle intenzioni di voto per le europee del 25 maggio è chiara: l’effetto Renzi trascina il Pd come primo partito (33,8%), M5S secondo partito che però arretra e non sfonda (22,2%). Ma il dato forse più interessante viene dal Nord-est: per la prima volta un partito della sinistra si afferma dove ha sempre avuto difficoltà che parevano insormontabili. Il dato locale supera addirittura quello nazionale. Con il 34,2% il Pd sorpassa anche la somma dei voti di Forza Italia e Lega Nord. Il campione rilevato dal Sole 24 Ore in Lombardia-Friuli-Veneto (600 intervistati) consegna un territorio che la crisi sembra aver uniformato al resto del Paese. Una crisi che allontana un terzo degli elettori dalle urne, in conseguenza soprattutto della smobilitazione dell’elettorato moderato.

Questo non significa che i delusi moderati si stiano orientando automaticamente verso Pd e Grillo: “Una base più bassa alza le percentuali di voto senza che aumentino i voti”, segnala il professor Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore. Tuttavia, la novità di un Pd primo partito al Nord-est (fu primo solo nel 2004 ma si trattava della coalizione dell’Ulivo) ha un alto significato politico. Grillo, invece, vede allontanarsi il picco delle politiche 2013 (25,6%) con cui si era affermato come prima forza politica. Forza Italia sotto il 20% si spiega soprattutto con l’astensione, più che per la scissione con Ndc di Angelo Alfano (al 6,5%).

Il consenso al Pd si spiega con la fiducia al leader Renzi che pesca anche tra gli elettori non schierati a sinistra perché attenti e disponibili a un percorso riformistico. Il sondaggio rileva come, mentre perdono terreno istanze securitarie (tipo immigrazione) o anti-euro, gli intervistati giudicano in prevalenza positivamente l’azione del Governo Renzi, sono favorevoli alle riforme  (Senato, riduzione parlamentari). Se sul bonus da 80 euro gli intervistati sono in prevalenza scettici, giudicandolo un provvedimento sostanzialmente inutile per la crescita, sarebbero invece molto favorevoli (81,74%) all’elezione diretta del presidente della Repubblica. Il profilo riformatore, il piglio decisionista e il superamento degli steccati ideologici di Matteo Renzi  fanno breccia anche in quella che è considerata la zona più produttiva del Paese. Anche per mancanza di alternative.