Sondaggio, Berlusconi sconta processo breve e liti interne: 1 su 2 è indeciso

Pubblicato il 24 Aprile 2011 11:17 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2011 11:17

ROMA – Le lotte interne al Pdl contro Tremonti, la modifica dell’articolo 1 della Costituzione, le liti sul processo breve. In poco più di una settimana la maggioranza di governo ha inanellato una serie di “passi falsi”, almeno così li giudica l’elettorato: secondo gli ultimi dati del sondaggista Renato Mannheimer proprio a causa di questi motivi aumentano sempre più gli indecisi che ormai sono circa il 50% dell’elettorato.

Un partito, quello degli indecisi, cresciuto enormemente negli ultimi mesi. Era il 36,8% a febbraio, il 47,5% a marzo, sino al 48,4% di oggi. Il consenso verso Berlusconi cala soprattutto tra le donne (non è vero dunque che le elettrici non abbiano risentito degli scandali sessuali) e i giovani, che sentono gli argomenti di questi giorni come troppo lontani dai loro problemi.

Il risultato è che oggi quasi il 40 per cento chiede nuove consultazioni, a fronte del 35% a marzo e 30% a febbraio. Ma chi è che chiede nuove elezioni? Ecco cosa dice Mannheimer sul Corriere della Sera: la richiesta è “decisamente più presente nei partiti di opposizione, specie tra i votanti del Pd (ove raggiunge il 63%, con un forte incremento rispetto a febbraio scorso, quando era il 53%), ma anche tra quelli dell’Idv (55%) e, sia pure in misura minore, tra gli elettori dell’Udc (44%, con un vistoso aumento rispetto a un mese fa, quando era il 29). Essa è viceversa quasi assente (5%) tra i votanti per il Pdl, segno della persistente fedeltà di questi ultimi all’esecutivo: il 76% (ma a febbraio era l’82%) di costoro opta ancora oggi per la prosecuzione del governo attuale e un altro 10% propone un altro governo, con a capo sempre Berlusconi. La situazione della Lega è un po’ diversa. Anche se minoritaria, qui la quota di chi chiede nuove elezioni è assai più consistente (20%), mentre quella di chi auspica il mantenimento dell’esecutivo in carica costituisce la maggioranza relativa, ma in misura assai più contenuta (40%)”.