Sondaggio, Matteo Renzi segretario Pd? A lui il 78% delle preferenze

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 settembre 2013 12:47 | Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2013 12:47
Sondaggio, Matteo Renzi segretario Pd? A lui il 78% delle preferenze

Matteo Renzi (Foto LaPresse)

ROMA – “Il Pd perdeva anche alle elezioni di condominio e vuole dettare la linea del partito”. Matteo Renzi con ironia si toglie un sassolino dalla scarpa parlando dal palco della Festa Pd di Modena. Dichiarazione che ora che in un sondaggio il sindaco di Firenze registra il 78% delle preferenze come futuro segretario del Pd, sembra potersi permettere. Anche Massimo D’Alema lo dice: “Renzi vincerà le prossime primarie Pd“. E così Renzi non cede nella sua scalata: “Non tratto né poltrone, né seggiole“.

Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera parla dei risultati di un sondaggio circolato tra i vertici del Pd:

“Quel numero che ha convinto molti e infastidito tutti i bersaniani ha due cifre: 78 per cento. Sì, è proprio questa la percentuale che il sondaggio dà a Renzi in caso di primarie per il segretario. È chiaro che si tratta di una rilevazione fatta a bocce ferme, quando ancora Gianni Cuperlo non è entrato nel pieno della sua campagna elettorale. Al candidato di D’Alema (e ora anche di Bersani e di Marini) mancano ancora degli «endorsement» eccellenti, come quello che gli verrà a tempo debito dall’ex ministro Fabrizio Barca. Il quale, ancora fino a pochi giorni fa, ha subito il pressing di Rosy Bindi che lo vorrebbe candidato alla leadership”.

E intanto Renzi continua la sua corsa a candidato segretario del Pd, ma apertamente dichiara di non volere condizionamenti:

“Renzi, com’è ovvio, non può non essere soddisfatto dello smottamento della maggioranza del Pd, però teme che ci sia chi voglia condizionarlo e chi punta ad avere un posto di dirigente anche nel dopo-Bersani. Perciò continua a dire a tutti: «Io non intendo trattare non dico le poltrone, ma nemmeno le seggiole»”.

Per i bersaniani ormai la battaglia sembra persa anche sulle regole, scrive la Meli:

“Anche quella sulle regole, del resto, sembra una partita persa. Infatti è impossibile per i bersaniani ottenere il quorum per cambiare lo statuto. Quindi tutto potrebbe restare tale e quale (proprio come vuole Renzi): la platea elettorale delle primarie, il fatto che segretario e candidato premier coincidano e la norma secondo la quale i segretari regionali vanno eletti insieme al leader nazionale”.

E se i bersaniani vanno avanti a colpi di referendum, Cuperlo sembra l’unica alternativa al favoritissimo nei sondaggi Renzi:

“I bersaniani, quindi, non hanno la forza per imporre le loro condizioni. Perciò hanno a disposizione una sola strada, fin quando saranno comunque loro a dirigere il Pd, cioè quella di applicare pedissequamente – e lentamente – lo statuto per la convocazione del Congresso. Potrebbero così ottenere di far svolgere le assise nazionali a cavallo tra febbraio e marzo. E di qui a quella data possono accadere molte cose. La seconda operazione per tentare di bloccare Renzi è quella, già messa in cantiere, di indire un referendum in tutti i circoli del Pd (cioè, tra gli iscritti) in cui si chiede la distinzione tra le figure di segretario e candidato premier. Ma altre strade a disposizione degli avversari del sindaco non ci sono. E soprattutto non c’è un altro nome vero da contrapporgli al di là di quello di Cuperlo”.