Sondaggio Repubblica: Pd e Renzi in calo, Fiom e Cgil di più

a cura di Sergio Carli
Pubblicato il 16 novembre 2014 11:39 | Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2014 11:39
Sondaggio Repubblica: Pd e Renzi in calo, Fiom e Cgil di più

Susanna Camusso di sastrosa. La sua linea ha fatto calare consensi per la Cgil. il Pd e Renzi

ROMA – Matteo Renzi ha perso consenso e lo ha perso in caduta quasi verticale: in meno di un mese è sceso dal 56 al 43 per cento di giudizi favorevoli (voti sopra il 6  in una scala da 1 a 10) fra ottobre e novembre e è sceso da 69 a 43 da giugno a novembre.

“Per la prima volta, da quando è divenuto premier, Matteo Renzi appare in difficoltà fra gli elettori”,

sentenzia su Repubblica Ilvo Diamanti:

“Il sondaggio dell’Atlante Politico di Demos, realizzato nei giorni scorsi, rileva un nuovo, forte ridimensionamento, che si consuma in un solo mese. Il calo coinvolge non solo la popolarità del governo e del premier, ma lo stesso voto al Pd. Vediamo nel dettaglio.
La fiducia nel governo scivola al 43%, 13 punti in meno in un mese [e di 22 punti, dal 74% di giugno]. Molto al di sotto della maggioranza degli elettori. Anche il gradimento personale di Renzi scende sensibilmente, di 10 punti”.

Renzi rimane però, e nettamente, davanti a tutti, nelle preferenze degli elettori col 52%. Lo seguono

Matteo Salvini, segretario della Lega, 30%;

Maurizio Landini, segretario dei metalmeccanici della Fiom Cgil, 28%;

Giorgia Meloni, leader dei Fratelli d’Italia, 27%;

Angelino Alfano, 22%;

Nichi Vendola, 20%;

Silvio Berlusconi, 20%;

Beppe Grillo, 18% (dal 24% di giugno)

Prosegue Ilvo Diamanti che

“il calo di popolarità di Renzi e del Governo si riflette anche sul piano elettorale. Il Pd, nelle stime di voto, scivola dal 41% al 36,3%. Sempre molto, visto che, alle politiche, aveva raggiunto, al massimo, il 33%, nel 2008. Nel 2013 si era fermato al 25%. Si tratta, comunque, quasi 5 punti meno di un mese fa.

“Risalgono, invece, anche se di poco, Forza Italia, Sel, insieme con le formazioni della sinistra critica e i Centristi, mentre il M5S è stabile, intorno al 20%.

“Il vero progresso, in questa fase, è realizzato dalla Lega, che si avvicina all’11%, proseguendo nella tendenza espansiva che dura ormai da mesi e non accenna a rallentare. La Lega di Salvini: oggi è la vera “Destra Nazionale”. Pardon: la Ligue Nationale, per echeggiare le Front National di Marine Le Pen. Non per caso, d’altra parte, la “popolarità” di Salvini appare elevata anche nel Mezzogiorno (intorno al 30%). […]

“La ripresa – per quanto modesta – di Fi, Ncd- Udc, Sel e soprattutto della Lega suggerisce il ritorno della concorrenza, in un mercato elettorale a lungo mono-polarizzato da Renzi.

“Matteo Renzi sembra aver perduto appeal nei confronti delle altre aree politiche, come mostra l’evoluzione della fiducia verso il Governo fra i principali elettorati, in particolare, a centro – destra.

Fra gli elettori di Fi: l’indice di fiducia in Renzi cala, infatti, di 17 punti, dal 46% al 29%. E di 13 punti nella base leghista: dal 41% al 28%. Il maggior calo di popolarità del governo avviene tra gli imprenditori e i lavoratori autonomi: dal 64% al 42%. Cioè, 22 punti in meno. Inferiore, peraltro, al calo subito fra le casalinghe: 26 punti. Perdite significative si osservano anche fra i disoccupati (15 punti).

È come se, l’imaginifico Ilvo Diamanti dipinge, il buio avesse “oscurato l’orizzonte”:

“Renzi è il leader che ha restituito speranza nel futuro a una società oppressa da un cielo grigio. Senza prospettive di crescita. Ha promosso e, soprattutto, promesso il cambiamento economico e istituzionale. Riforme e sviluppo. L’ha fatto adottando un ritmo veloce, come stile di comunicazione e come contenuto. […]

“Oggi, però, questo esercizio di stile fatica a funzionare come prima. Non tanto per colpa del sindacato e della Cgil. Che ha perfino peggiorato la propria immagine, dopo la manifestazione del 25 ottobre [a questa affermazione purtroppo Ilvo Diamanti non dà numeri di sostegno: srbebero stati utili per le meditazioni di Susanna Camusso e Maurizio Landini] . Quella mobilitazione, tuttavia, ha rotto il clima di consenso sociale, che, in precedenza, appariva generalizzato”.