La geografia? Diamoci un taglio: dimezzate le ore di lezione a scuola

Pubblicato il 29 Gennaio 2010 14:30 | Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio 2010 14:30

Ha accompagnato vecchi e piccini sui banchi di scuola dalla più tenera età fino alla fine della scuola. Grazie a lei tutti abbiamo imparato (chi più chi meno) le capitali del mondo, i fiumi e i monti, ma non solo. Erano due ore di lezione a settimana, neanche tante. Ora sarà un’ora sola, ora la geografia rischia di scomparire o quasi dalle nostre aule, almeno nelle scuole superiori.

Grazie a lei abbiamo conosciuto, seppure per via indiretta, altri popoli dalla cultura diversa, religioni differenti dalla nostra e abbiamo capito come e perché le popolazioni emigrano. I nostri figli potrebbero essere destinati a avere, di tutto ciò, una conoscenza sommaria e scadente.

Perché? La riforma della scuola targata Maria Stella Gelmini, attualmente al vaglio del Parlamento, riduce le ore di lezione agli studenti delle scuole superiori e, per farlo, deve sacrificare alcune materie. La vittima “illustre” di questi tagli è proprio la geografia. Nel biennio dei licei le verrà dedicata solo un’ora di lezione. Ancora peggio accade negli istituti tecnici e professionali, dove la materia è destinata a scomparire quasi del tutto.

Molti, non ragionandoci, forse esulteranno. Altri sono già scesi sul piede di guerra e hanno lanciato un appello su internet. E’ il caso dell’Associazione italiana degli insegnanti di geografia, che sul web ha raccolto oltre 11 mila firme a sostengo dell’insegnamento.

Certo la notizia non lascia indifferenti. Soprattutto perché la geografia non vuol dire solo altezze dei monti e lunghezze dei fiumi. Non vuol dire solo sapere la capitale di un certo Paese. Vuol dire soprattutto geopolitica, conoscenza dell’altro. Magari di popoli che emigrano verso l’Italia, in cerca di speranza. Capire, ad esempio, perché lo fanno e chi lo ha fatto prima di loro.

Significa imparare a conoscere e a capire che esistono culture diverse dalla nostra e religioni differenti ma non meno importanti. Significa anche imparare a decodificare le prospettive di crescita, nostre e degli altri Paesi.

Tutti insegnamenti che in una società multiculturale come quella che stiamo diventando sono fondamentali. Per non avere paura dell’altro, per aver coscienza di quello che ci circonda. Per evitare, ad esempio, di dire che l’immigrazione nel nostro Paese è la causa dell’alto tasso di criminalità. In una parola, per essere meno ignoranti.