“Bici, gioielli e veterinario di Renzo pagati dalla Lega della gestione Belsito”

Pubblicato il 31 luglio 2012 8:47 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2012 9:41
Francesco Belsito

Francesco Belsito (Foto LaPresse)

ROMA – Ristoranti, gioiellerie, boutique, biciclette, infermiere, il veterinario per il cane di Renzo, l’abbonamento alla tv satellitare, Spa e meccanici: sono tra le voci di spesa della Lega Nord gestione Francesco Belsito, secondo il rapporto della PricewaterhouseCoopers chiesto dalla Lega del dopo Bossi e riportato dal Corriere della Sera.

Nel 2011 il partito avrebbe emesso “oltre 880.000 euro di assegni”, Belsito avrebbe prelevato o firmato assegni per “417.000 euro (…) senza giustificativi, due crediti da 350.000 euro ciascuno, 885.000 euro di rinuncia a crediti verso la controllata Fin Group spa,  384.000 euro tra storno di registrazioni non documentate, ammanchi di cassa e poste ormai inesigibili in 140 sezioni locali”.

“Alla voce ‘crediti verso associati’ ci sono i 19.000 euro di spese mediche per Umberto Bossi, “per le quali la Lega Nord non avrebbe richiesto la restituzione, forfettari rimborsi spese in contanti a dipendenti e collaboratori occasionali sfondano i 275.000 euro, di cui 35.000 in contanti sarebbero stati usati da Riccardo Bossi, uno dei figli: affitto di casa, ristoranti, multe, meccanici dell’auto, ma anche il veterinario del cane, l’abbonamento alla tv satellitare, e persino anticipi in contanti all’ex moglie”.

Nei rilievi fatti dagli analisti della PricewaterhouseCoopers, incaricata l’11 aprile dalla Lega di valutare alcune poste patrimoniali nel bilancio 2011 di responsabilità di Belsito, ci sono anche i 100 camion-vela per la pubblicità elettorale comprati nel 2009 per 2 milioni, i 6 assegni per 543.000 euro e 29 prelievi per 174.000 euro incassati da Belsito. E poi,

“284.000  euro sarebbero stati usati da Belsito per pagare ad esempio 30.000 euro a due avvocati di cui non sono noti i ‘servizi legali’; 27.500 per ‘servizi di consulenza’ a una signora che negli archivi dei giornali compare come collaboratrice di Belsito; 27.400 all’infermiera di Bossi; 33 mila a un autista senza contratto; 51 mila allo stesso Belsito come ‘compenso’ da tesoriere (ma si ignora con quale delibera). E comunque senza giustificativi e destinatari finali restano 433.000 euro. Poi c’è la carta di credito di Belsito, dove 19.700 euro hanno pagato negozi di abbigliamento (Louis Vuitton, Hermès), di elettronica e fotografia (Apple e Unieuro), gioiellerie (Tiffany), armerie e la Spa di un hotel”.

Non finisce qui: tra i gadget di propaganda ci sarebbero anche

“410 biciclette, del valore di 82.000 euro, che sono ancora depositate presso il produttore: ed è curioso che la fabbrica le abbia vendute per 145 euro l’una a ‘La Bicicletta Padana’ (società della finanziaria di partito Fin Group), e che essa l’abbia poi rivenduta alla Lega per 165 euro. Ulteriori rispetto a queste giacenze esisterebbero altri 36 mila gadget nella sede federale per una stima di 90 mila euro, ma anche qui il caos era totale: è bastata una mini verifica a campione per trovare 3.447 orologi invece dei 15 sul tabulato, o 250 teli mare invece dei 13 annotati”.

 

 

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