Statuto Veneto: i paletti della Costituzione che intralciano la Lega

Pubblicato il 12 agosto 2010 15:39 | Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2010 21:02

I festeggiamenti della Padania per la bozza del nuovo Statuto della Regione Veneto rischiano di essere quanto meno prematuri. Lo Statuto di ogni Regione, non solo del Veneto, va infatti approvato seguendo una procedura precisa stabilita dalla Costituzione. Il percorso è disegnato dall’art. 123 che stabilisce l’obbligo dell’approvazione, o della modifica, con legge approvata a maggioranza assoluta dei Consiglieri regionali e ”con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi”.

Sullo Statuto non può far sentire la propria voce il Commissario del Governo. Ma è lo stesso esecutivo che può attivarsi, laddove ritenesse opportuno, e promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla sua pubblicazione. Se non si muove il governo, possono muoversi i cittadini residenti nella Regione.

Avviando la macchina referendaria, operazione abbastanza semplice. Purchè ne facciano richiesta, entro tre mesi dalla pubblicazione dello Statuto, almeno un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale.

”Lo statuto sottoposto a referendum – stabilisce sempre l’art. 123 della Costituzione – non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi”. Questo è il percorso per quanto riguarda la procedura di approvazione o di modifica di uno Statuto. Ancora più esplicita è la Costituzione per quanto riguarda i contenuti e il merito di ogni Statuto regionale.

E’ l’art. 120 a fissare i paletti che delimitano i campi di intervento e l’esercizio della potestà legislativa della Regione. ”La Regione – spiega il comma 1 dell’art. 120 – non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale”.

Tradotto: riservare corsie preferenziali nei concorsi pubblici o nell’assegnazione delle case ai cittadini residenti nel Veneto, prefigura una limitazione alla libera circolazione delle persone e delle cose? Se poi il governo ritiene che una delibera regionale sia stata adottata in violazione ”di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”, allora può sostituirsi alla potestà legislativa della Regione.

In questo caso, la legge definisce le procedure per garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto ”del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”.