Stipendi, Italia che resiste sul Piave dei 6mila al mese. I 2000 di Montecitorio con 21 sindacati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 agosto 2015 10:37 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 12:52
Stipendi, Italia che resiste: i 2000 di Montecitorio, i 21 sindacati, il Piave dei 6mila al mese

Stipendi, Italia che resiste: i 2000 di Montecitorio, i 21 sindacati, il Piave dei 6mila al mese

ROMA – C’è una Italia che resiste. Ai tagli. Un’Italia che sta sulla linea del Piave a difendere una retribuzione da 6mila euro al mese. E’ un piccolo esercito composto da circa 2000 persone a loro volta rappresentate da ben 21 sindacati. Sono i dipendenti di Montecitorio, Camera dei Deputati. La maggior parte di loro, almeno 1200 secondo Giuseppe Salvaggiulo de La Stampa, hanno presentato ricorso al Tar per difendere il loro stipendio da ogni possibile forma di taglio o revisione.

Tutto nasce nel 2014, quando il governo Renzi, per decreto, impone a Camera e Senato di risparmiare 100 milioni in 4 anni tagliando anche gli stipendi dei dipendenti. A Palazzo Madama non ci vanno per il sottile, fanno un taglio lineare e amen. Alla Camera la strategia è più complessa, e foriera di ricorsi. Scrive La Stampa:

La Camera stabilisce un tetto generale (nessuno più di 240 mila euro l’anno, mentre prima il segretario generale arrivava a 480 mila) e sottotetti per le diverse funzioni. Per esempio, i famosi barbieri dei deputati scendono da 136 mila a 99 mila euro, i tecnici da 152 mila a 106 mila, i documentaristi da 238 mila a 166 mila.
I dipendenti – quasi 2000 rappresentati da 21 sindacati – non ci stanno: in 1200 fanno ricorso, assistiti da insigni docenti di diritto pubblico. Per il principio giuridico dell’autodichia, le questioni parlamentari vengono sottoposte non a giudici terzi ed esterni, ma a organi politici interni.

Arriva una sentenza che Salvaggiulo definisce “all’italiana”. Perché da un lato salva il tetto dei 240 mila, ma dall’altro elimina i tagli per le mansioni inferiori. Addio risparmio di 50 milioni perché  “il blocco degli aumenti automatici di stipendio sulla base dell’anzianità «espone la Camera a comportamenti poco virtuosi e cali di produttività determinati da assenza di competizione”.

Non è finita. Spiega ancora La Stampa:

Il mancato risparmio di quasi 50 milioni e le polemiche inducono il vertice della Camera a chiedere un decreto urgente, pronunciato in soli due giorni. Il collegio si riunirà il 24 settembre per decidere nel merito. Ma i dipendenti sono già pronti a rivolgersi a Tar e Corte costituzionale.