La casta a Palazzo dei non eletti: il commesso a 160 mila euro l’anno

Pubblicato il 4 Gennaio 2012 11:31 | Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2012 13:08

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ROMA – La retribuzione media dei 1737 dipendenti della Camera dei Deputati è di 131 mila euro annui, oltre il triplo che a Londra. Parliamo di costi del Palazzo, quelli sostenuti per gestire il personale tecnico/amministrativo a supporto del lavoro parlamentare, personale che non abbiamo votato né eletto. La disamina voce per voce delle retribuzioni accordate a commessi, consiglieri, stenografi, segretari generali è stata redatta come al solito dalla coppia Rizzo/Stella sul Corriere della Sera. Un’inchiesta dove non poteva non spiccare lo stipendio dello stenografo che a fine carriera prende più del re Juan Carlos in Spagna.

Dicevamo la retribuzione media: per chi ha la fortuna di lavorare a Palazzo è 3,6 volte la busta paga media di uno statale, e 3,4 volte superiore a quella di un collega della House of Commons a Londra. Detto dello stenografo, che può arrivare a guadagnare fino a 290 mila euro lordi l’anno (50 mila euro in più di Napolitano), il risultato, come ammette un senatore leghista, è che “il contratto dei dipendenti di Palazzo Madama è fenomenale”. Cioè progressioni di carriera fenomenali, grazie ad automatismi impensabili per altre carriere che finiscono per quadruplicare in termini reali le buste paga.

Un barbiere o un commesso possono giungere a 160 mila euro lordi annui. Un coadiutore a 192 mila, un segretario a 252 mila, un consigliere a 417 mila. Capitolo indennità: un consigliere caposervizio a Montecitorio può ottenere un supplemento di 2.101 euro, un capocommesso 652 euro. Per i vertici, le retribuzioni “apicali”, il discorso inizia a diventare incredibile, fatto salvo, ovviamente, che è la legge che consente il tutto. Allora: l’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Rapporti con il Parlamento Antonio Malaschini, quando era segretario generale del Senato prendeva nel 2007 425 mila euro l’anno, cui furono aggiunte 60 mila euro, stracciando ogni record precedente. La pensione? Adeguata e proporzionale, quindi non inferiore ai 500 mila euro l’anno.

Il privilegio di lavorare a Palazzo si riflette anche sulle pensioni. Tra riscatti della laurea e anzianità possono andarci a 53 anni, percependola praticamente per intero. Con il paradosso di vitalizi più pesanti degli stessi onorevoli e senatori che abbiano accumulato il massimo dei contributi. Un commesso assunto con la terza media, per dire, ritiratosi a 58 anni a luglio 2010 si becca un assegno lordo di 9300 euro per quindici mensilità. Cioè, chiosano Stella e Rizzo, “20 mila euro in più dello stipendio massimo dei 21 collaboratori più stretti di Barack Obama”.