Onorevoli stipendi record,16 mila euro lordi: serviva la Commissione?

Pubblicato il 3 Gennaio 2012 10:50 | Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio 2012 18:58

ROMA – E’ di più di 16000 euro lordi al mese lo stipendio del parlamentare italiano. Un record, secondo la Commissione incaricata di quantificarne l’ammontare in rapporto con i colleghi europei. Un francese prende 13500 euro, un tedesco 12600, un olandese poco più di 10000, un belga 9200, un austriaco 8650 fino ad arrivare al limite opposto del deputato spagnolo gratificato, si fa per dire, con 4630 euro. I risultati dell’indagine della Commissione Giovannini sono stati pubblicati sul sito del ministero della Funzione Pubblica.

Il risultato, come titola il Sole 24 Ore, è che nel Parlamento italiano ci sono gli stipendi più alti d’Europa. Fino a qui la Commissione Giovannini avrebbe scoperto l’acqua calda, con tempi lunghissimi peraltro, visto che nella prima bozza del primo decreto Monti si diceva espressamente che il governo avrebbe tagliato comunque se l’indagine non fosse stata chiusa prima della fine dell’anno. Il Parlamento riuscì a bloccare l’iniziativa sostenendo l’irritualità dell’intervento governativo in spregio e in violazione della sua autonomia. La Commissione ha chiuso l’indagine assumendo la dead line imposta dal governo, ma le conclusioni non concludono affatto, come chiaramente si legge nella relazione finale.

Siamo in grado di dire, oltre alla cifra complessiva, se il parlamentare italiano grava di più di un omologo europeo? No, non siamo in grado e la Commissione Giovannini è la prima a ad alzare le mani in segno di resa. Il nodo resta la valutazione del trattamento economico omnicomprensivo, laddove sono riuniti stipendi (del 60% più alti della media europea), diaria e spese per gli assistenti (molto più basse e vincolate del resto d’Europa). Per la Commissione è la domanda cui dovevano rispondere che è posta male: parametrare gli stipendi italiani alla media europea presenta “aspetti di ambiguità e talvolta di contraddittorietà” tali da rendere improbo il compito assegnato.

Il contributo della Commissione, lungi dal fornire dati certi e incontrovertibili per procedere con i tagli, rischia di essere un boomerang per l’azione risanatrice e il contenimento dei costi. I nostri deputati e senatori guadagnano più dei colleghi europei in termini di stipendio però costano di meno in termini di assistenti (i cosiddetti portaborse) e spese aggiuntive. La media comunque è complessa: in Italia l’indennità parlamentare lorda per i deputati è di 11.283 contro i 7.100 euro della Francia, i 2.813 della Spagna, 8.500 nei Paesi Bassi, 7.668 in Germania… A cui si aggiunge in Italia una diaria da 3.500 euro.

Sono però minori le spese accessorie, in particolar modo quelle dei collaboratori: rientrano per i deputati nostrani fra le spese di segreteria e rappresentanza, 3.690 euro al mese. Mentre per esempio in Francia un deputato può spendere fino a 9.100 euro al mese per i collaboratori, in Germania sono pagati dal Parlamento per un totale di 14.700 euro, in Austria sono dipendenti della Camera. La Commissione è riuscita ad esprimere solo un giudizio che può difendere: abbiamo avuto poco tempo, quello che abbiamo trovato non serve ai fini indicati dalla legge. “Nonostante l’impegno profuso e tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito a essa affidato, nonché delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa”.

Serviva una Commissione solo per tenere buona l’opinione pubblica o certi “primati” del deputato italiano si potevano conoscere senza cavillare troppo tra parametri e medie? Che lo stipendio sia più alto è fuori di dubbio. Che il modo con cui si pagano i collaboratori è diverso da paese a paese si sapeva e laddove il contributo è più alto (non in Italia), almeno i soldi o vanno direttamente al collaboratore o vengono restituiti (come non succede in Italia). E soprattutto c’è bisogno di fare troppe medie per capire la sproporzione tra i  2.486 euro al mese di vitalizio maturato in 5 anni di mandato a Roma, e i 780 euro di Parigi? “Tre volte di meno. Maturato, per giunta, con una contribuzione previdenziale superiore: oltre il 10% dello stipendio contro l’8,6% versato dai parlamentari italiani” conclude un’analisi del Corriere della Sera.

LA PRECISAZIONE DELL’UFFICIO STAMPA: 5 MILA NETTI  L’indennita’ parlamentare dei deputati italiani ”e’ pari mediamente a 5.000 euro”. Lo precisa l’ufficio stampa della Camera. La cifra di 11.283,28 euro mensili e’ riferita infatti al lordo. Il netto ”risulta inferiore rispetto a quello percepito dai componenti di altri Parlamenti presi a riferimento”.

”Nella giornata di ieri – si legge nella nota dell’ufficio stampa – e’ stata trasmessa al Presidente della Camera dei deputati dal Presidente della Commissione governativa sul livellamento retributivo Italia-Europa, professor Enrico Giovannini, la Relazione sull’attivita’ e i risultati della Commissione medesima al 31 dicembre 2011. Come correttamente precisato nel documento, a pag. 15, i dati contenuti nella Relazione sono del tutto provvisori e di qualita’ insufficiente per una loro utilizzazione ai fini indicati dalla legge. Sicche’ con riguardo alle notizie diffuse in merito dagli organi di stampa alcune precisazioni si impongono ai fini di una compiuta informazione dell’opinione pubblica”.

”Va, innanzitutto, sottolineato che dalla tabella di comparazione contenuta nella Relazione della Commissione – che conferma quanto emerso dallo studio effettuato dagli Uffici della Camera – si ricava che il costo complessivo sostenuto per i deputati italiani in carica e’ inferiore rispetto a quello sostenuto dalle Assemblee dei Paesi europei con il PIL piu’ elevato”. ”Va chiarito, inoltre, che nel documento l’importo dell’indennita’ spettante ai deputati italiani (pari a 11.283,28 euro) e’ indicato al lordo delle ritenute previdenziali, fiscali e assistenziali. Invece, al netto di tali ritenute – ivi comprese le addizionali regionali e comunali la cui misura varia in relazione al domicilio fiscale del deputato – l’importo dell’indennita’ parlamentare, che e’ corrisposta per dodici mensilita’, e’ pari mediamente a 5.000 euro. Tale somma si riduce ulteriormente per i deputati che svolgono un’attivita’ lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennita’ parlamentare. Sono queste, dunque, le cifre cui bisogna guardare per individuare quanto effettivamente viene posto a disposizione dei deputati a titolo di indennita’ parlamentare. Comparando tale dato con quello degli altri Paesi europei, tenendo conto dei differenti regimi fiscali, l’ammontare netto dell’indennita’ parlamentare erogato ai nostri deputati risulta inferiore rispetto a quello percepito dai componenti di altri Parlamenti presi a riferimento. I dati forniti nella Relazione – nella loro dichiarata provvisorieta’ e incompletezza – potranno comunque rappresentare un utile elemento di riferimento per le prossime autonome iniziative dei competenti organi parlamentari, volte a rideterminare costi ed emolumenti sostenuti per i deputati italiani, anche con riferimento al regime dei collaboratori”.