Stipendi pubblici basta blocco, ma per il passato no rimborsi

Pubblicato il 24 Giugno 2015 15:56 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2015 17:55
Stipendi pubblici, blocco era legittimo. Corte Costituzionale: "Ma ora basta"

Stipendi pubblici, blocco era legittimo. Corte Costituzionale: “Ma ora basta”

ROMA – Gli stipendi dei circa 3 milioni di pubblici dipendenti sono stati bloccati dal 2010, prima dal governo Berlusconi, poi da quello Monti, poi da quello Letta e infine da Renzi. La Corte Costituzionale chiamata a decidere se questo blocco fosse costituzionale o no ha detto: d’ora in poi basta col blocco, per il passato giusto così.

Quindi nessun recupero dei rinnovi contrattuali mancati, nessun rimborso di ipotetici mancati aumenti salariali e, di conseguenza, nessun buco nel bilancio dello Stato (si era ipotizzato si potesse arrivare a 35 miliardi).

Contemporaneamente la sentenza è un invito, anzi un  po’ più di un invito, a riaprire la partita dei contratti pubblici. Infatti la corte dichiara il blocco illegittimo d’ora in poi. Cioè qualora venisse ulteriormente prorogato e reiterato.

Il rinnovo di contratti e stipendi, secondo la normativa in questione, sarebbe comunque ripartito nel 2017. La Corte stabilisce un principio di buon senso: bloccare per molti anni gli stipendi dei lavoratori lede il diritto, costituzionalmente garantito, ad avere una retribuzione che consenta una vita libera e dignitosa. Ma non è detto che il rinnovo debba avvenire ogni due anni. Allo stesso tempo la Corte non lascia spazio a un rimborso obbligatorio da parte dello Stato ai lavoratori, come avvenuto invece per le pensioni bloccate.