Sicilia. Furia dei deputati: “Non siamo fornitori, dateci i 13mila € di luglio”

Pubblicato il 26 luglio 2012 8:17 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2012 8:57
Il Presidente del Consiglio riceve il Governatore della regione Sicilia

Raffaele Lombardo (LaPresse)

PALERMO – “Noi trattati come semplici fornitori”. La Regione Sicilia non ha soldi per pagare gli stipendi di luglio alla sua Assemblea. Né i 13mila euro al mese dei 90 deputati del parlamento siciliano, né quelli necessari ai 293 dipendenti, alcuni dei quali come consiglieri guadagnano circa 10mila euro al mese. La colpa sarebbe una crisi di liquidità, riporta l’Ansa, che il 25 luglio sarebbe stata smentita dal governatore Raffaele Lombardo. Nelle casse in rosso però, riporta l’Ansa, non ci sarebbero soldi neanche per i Tfr. Eppure con un bilancio di 27 miliardi di euro sarebbe dovuto essere facile pagare i 160 milioni di euro annui per gli stipendi dell’Ars.

Francesco Cascio, il presidente dell’Ars ed esponente del Pdl, accusa l’assessore all’Economia Gaetano Armao, reo di trattare i deputati “come un qualunque fornitore” e spiega che i suoi rapporti con il governo regionale di Raffaele Lombardo sono “più di odio che d’amore”.

Il capogruppo del Pid, Rudy Maira, ha dichiarato che i dipendenti “che vivono di stipendio” andranno pagati prima dei deputati. Maira lo ha sottolineato prima di entrare in aula per le sedute all’Assemblea, che andranno avanti a oltranza fino al 31 luglio, quando Lombardo potrebbe dimettersi nel tentativo di approvare norme per ridurre la spesa.

Intanto, il responsabile Economia del Pd siciliano, l’ex assessore al Bilancio Franco Piro, spinge perché la spesa dell’Ars sia parametrata, a partire dalla prossima legislatura, su 70 deputati, con un risparmio che secondo i suoi calcoli si aggirerebbe intorno al 40%.

Il numero di 70 non è scelto a caso: il Senato, infatti, ha già approvato la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei deputati, voluta dall’Ars. Il rischio è che non ci sia tempo, da qui alle elezioni anticipate del prossimo 28 e 29 ottobre, perché il provvedimento passi anche alla Camera. “Ma anche in questo caso – spiega Piro – si potrebbe intervenire con la riduzione delle indennità e delle spese per il personale. Sarebbe un bel segnale”.

Gli stipendi dei parlamentari sono regolati da una legge del ’65, la numero 44, approvata dopo 19 anni dall’istituzione dell’Ars, che nacque prima della Repubblica. Con una scelta tanto autonoma quanto arbitraria, l’Ars decise di far riferimento al trattamento del Senato. Nessuno ebbe da ridire, e ancora oggi lo Statuto autonomista, come ha spiegato nel pomeriggio alla Camera il ministro Piero Giarda, non consente ingerenze dello Stato in materia di bilancio della Regione.