Angelo Ciocca, il leghista col gilet giallo: “Dopo Strasburgo, Europa non reagisce. Fa solo minuto silenzio”

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Dicembre 2018 6:00 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2018 21:43
Angelo Ciocca col gilet giallo (foto Ansa)

Angelo Ciocca col gilet giallo (foto Ansa)

ROMA – Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega, dopo l’attentato di Strasburgo ha abbandonato per protesta i lavori parlamentari. In una nota diffusa prima del gesto aveva spiegato le sue ragioni: “Dopo aver portato due rose bianche sul luogo dell’attacco ed aver recitato una preghiera per le vittime innocenti indosserò per protesta un gilet giallo e lascerò il Parlamento europeo per tornare in Italia. Non possiamo continuare i lavori come se niente fosse”.

“Venga qui Macron – ha concluso Ciocca – a spiegare come sia possibile che un criminale schedato dalle forze dell’ordine francesi e tedesche e con oltre 20 condanne alle spalle, possa agire indisturbato nel cuore dell’Europa, togliendo la vita a cittadini innocenti”.

Ciocca è ora intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta da Gianluca Fabi e Matteo Torrioli su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. Ciocca ha parlato di quanto accaduto dopo l’attentato terroristico di Strasburgo e della sua polemica con Moscovici.

 

 Protesta in aula. “Mi ha fatto arrabbiare il fatto gravissimo legato all’attentato. Due persone hanno perso la vita ed un nostro connazionale è in fin di vita (l’intervista è stata realizzata prima della morte di Antonio Megalizzi ndr). Questa Europa invece di reagire preferisce fare un minuto di silenzio ed andare avanti. Questa Europa, finanziando la Turchia, ha spalleggiato l’estremismo islamico e intanto consente di togliere i simboli del Natale.  Se Moscovici non è in grado di garantire la sicurezza è giusto che lo si lasci solo. L’attentato si poteva evitare. Una persona schedata non può trovarsi dentro un mercatino di Natale dove, di sicuro, non andava a comprare un presepe”.

Responsabilità francesi. “La Francia ha delle grandi responsabilità, oltre al fatto che ha fallito nel processo di integrazione. È un modello da evitare. Il Parlamento Europeo mi ha rattristato perché pensava che bastava un minuto di silenzio per superare questa vicenda. Se di mezzo ci fosse finita una persona cara ad un parlamentare forse quel Parlamento avrebbe agito in altra maniera. Il giorno prima si è discusso dei visti umanitari europei. Per noi questo è un errore. Dentro il Parlamento Europeo non ci sono simboli del nostro Natale. Dopo l’attentato si poteva decidere di far stare tutti i parlamentari europei nella piazza centrale di Strasburgo per far capire che noi non ci pieghiamo al terrorismo islamico. Invece i 751 deputati erano al caldo, con le relative scorte, nel palazzo di vetro”.

Impreparazione. “C’è stata grande difficoltà nel gestire questa situazione. Io ero dentro al Parlamento europeo per puro caso, stavo uscendo. Siamo rimasti lì fino alle due del mattino quando, in plenaria, ci hanno detto che non si poteva assicurare la nostra sicurezza al di fuori del palazzo. Io ho deciso comunque di andare in albergo dato che non potevo dormire lì. Non è pensabile che il Parlamento Europeo non possa avere la giusta assistenza da parte delle Forze dell’Ordine francesi solo per garantire che un europarlamentare possa arrivare tranquillamente in albergo. La percezione è stata quella di un sistema complessivo impreparato, sia prima che dopo l’attentato. Il terrorista è scappato in taxi. È impossibile scappare in taxi dal centro di Strasburgo”.

Moscovici e il deficit. “Sono pronto a regalare per Natale a Moscovici un paio di scarpe made in Italy come gesto di pace per raggiungere un armistizio. Lui ora ha necessità di coprire lo sforamento del 3% da parte della Francia. Ora il problema ce l’ha in casa e quindi vuole dare un segnale distensivo per aiutare se stesso ed i suoi connazionali”.