Il “Succo Cosentino”: giudice intercetti un parlamentare? Buttala, non vale

Mino Fuccillo
Pubblicato il 22 Settembre 2010 16:52 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2010 16:52

Sì, i finiani si sono ritrovati e mostrati “inessenziali”. Alla Camera hanno votato perchè la magistratura potesse utilizzare le intercettazioni telefoniche come elemento di indagine contro Nicola Cosentino, coordinatore campano del Pdl. Ma la maggioranza è stata di parere contrario. Colpo sparato a salve dai finiani che poi si sono pure innervositi riscoprendo il “dossieraggio” del Pdl e dei giornali di riferimento contro Gianfranco Fini. Dicono insomma i finiani che girano soldi a palate per fabbricare documenti falsi sulla casa di Montecarlo e sul “cognato” Tulliani. Dicono che se continua così l’accordo già quasi fatto con Alfano e Ghedini sullo “scudo” a Berlusconi rischia di saltare. Insomma la provata “inessenzialità” brucia e mobilità.

Sì, Berlusconi ha fatto una riuscita prova generale della ritrovata maggioranza alla Camera. Preludio di quel che dovrebbe avvenire tra una settimana dopo il suo previsto discorso alle Camere. L’obiettivo di 316 sì a Berlusconi indipendentemente dal voto dei finiani sembra ora più vicino.

Sì, tutto vero. Ma più della forza del governo e della “leggerezza” finiana potè il “richiamo della foresta”. Il “succo” e il senso della mattinata del 22 settembre alla Camera è un altro. Qualcosa a cui ormai si è altalmente assuefatti che neanche lo si vede e si valuta. Il succo e il senso sono rispettivamente questo: chiamati a decidere a scrutinio segreto se la magistratura può indagare con ogni mezzo legale su un parlamentare, i deputati hanno risposto No. Con un riflesso e una convinzione che non dipendono solo dal “momento politico”, dai finiani sì o no, da Berlusconi più forte che pria sì o no. Quei 308 voti hanno soprattutto detto No alla indagine con intercettazione. E i 285 voti che hanno invece detto Sì all’indagine non sono tutti quelli che l’opposizione poteva raccogliere. Trentassette deputati, più o meno giustificati, non c’erano al momento del voto. E non tutti erano del Pdl o della Lega. D’istinto, per caso, per scelta la maggioranza si è composta e ha decretato che il Parlamento diffida della magistratura, che per i parlamentari le indagini non si possono e devono fare come per gli altri comuni cittadini. C’è un “legittimo impedimento” a credere sia accaduto solo per “inessenzialità” dei finiani e buon lavoro di proselitismo da parte di Berlusconi. Accade anche, se non soprattutto, perchè il ceto politico quasi mai resiste alla tentazone di difendersi “dai” processi e non “nei” processi. E’ talmente evidente che nessuno o quasi lo vede più.