Sondaggi, Supermedia: Lega resta prima ma sotto il 32%, Pd e M5s in calo. Renzi al 4.3%

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Ottobre 2019 9:14 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019 9:28
Supermedia sondaggi: Lega resta prima ma sotto al 32%, Pd e M5s in calo. Renzi al 4.3%

La Supermedia di YouTrend/Agi degli ultimi 15 giorni a confronto con 2 settimane fa

ROMA – La Lega resta il primo partito seppure appena sotto il 32%, per la prima volta dalle europee: è al 31,8%. Sfida a colpi di decimali al secondo posto tra Pd (20,1%) e M5s (19,8%). Ma è ancora una volta Italia Viva di Matteo Renzi a scombinare il quadro politico con un tesoretto del 4.3% di consensi virtuali. E’ quanto rileva la Supermedia dei sondaggi condotta da YouTrend per Agi.

I democratici, annota l’Agi, sono davanti ai nuovi alleati grillini in 4 sondaggi su 8, mentre negli altri sono i pentastellati a prevalere (va detto che, in entrambi i casi, il distacco è minimo). La tendenza, in particolare per il Pd, è anche questa settimana negativa, dopo la nascita di Italia Viva che si conferma al sesto posto con il 4,3%. Fratelli d’Italia compie un altro passo in avanti verso quota 8%, staccando Forza Italia di 1,2 punti (7,8% contro 6,6%). Perde molto terreno Più Europa (-0,8%), che ormai orbita intorno alla soglia del 2% insieme a La Sinistra (2,2%) e ai Verdi (1,7%).

Lo strano bipolarismo.

Riaggregando i dati in base alla collocazione parlamentare (con Pd, M5S, Iv e LeU in maggioranza, centrodestra e Più Europa all’opposizione), emerge come, dopo la nascita del Conte bis, lo spazio politico si stia sempre più bi-polarizzando tra maggioranza giallo-rossa e centrodestra.

In altri termini, da un lato si riduce lo spazio per i soggetti non rappresentati in Parlamento (“Altri”), dall’altro emerge la difficoltà per i soggetti progressisti che non fanno parte della maggioranza (Più Europa dentro il Parlamento e Carlo Calenda da fuori) di guadagnare spazio e consensi.

Vincenti e perdenti di questa settimana.

Tra i primi va senz’altro citata Fratelli d’Italia, che con il 7,8% ottiene il suo record storico nella Supermedia. Se si pensa che a inizio anno il partito di Giorgia Meloni era intorno al 4% e che oggi è davanti a Forza Italia (che alle Politiche di un anno e mezzo fa raccolse il triplo dei voti di FdI) la progressione è abbastanza evidente. Il buon risultato delle Europee (6,5%) e l’esito della crisi di governo agostana sembrano aver dato ragione alla linea di FdI, che ha vinto (per ora) la sua battaglia per la riunificazione del centrodestra – sia pure all’opposizione. Nelle ultime settimane il raduno di Fdi (Atreju) ha dato al partito una centralità anche mediatica, con le ospitate “eccellenti” del premier Giuseppe Conte, ma anche del suo omologo ungherese Viktor Orbán e del leader del movimento sovranista spagnolo Vox.

Dall’altro lato, si conferma il periodo negativo di Più Europa. Il partito di Bonino e Della Vedova è tra quelli maggiormente sotto pressione in questa fase, per varie ragioni: in primis, la nascita del governo giallo-rosso, che ha visto i parlamentari di +Eu comportarsi diversamente alla Camera (dove hanno votato la fiducia) e al Senato (con il deciso “no” pronunciato da una figura prestigiosa come Emma Bonino). La scelta ufficiale di rimanere all’opposizione, pur restando ben lontani dalle posizioni di un centrodestra a trazione sovranista, ha comportato il distacco di Più Europa dal suo alleato alle ultime elezioni politiche, cioè il Partito Democratico; inoltre, la nascita di Italia Viva ha senza dubbio attratto molti elettori progressisti, di ispirazione liberal-democratica, il bacino “naturale” di riferimento per Più Europa, che faticavano a riconoscersi nel Pd zingarettiano. Infine, l’ultimo momento di difficoltà c’è stato con la fuoriuscita di Bruno Tabacci, che proprio con la sua adesione al progetto lanciato all’epoca dalla Bonino ne garantì la partecipazione alle Politiche “donando” a +Eu il simbolo del suo Centro Democratico. Se il partito non si rilancerà in qualche modo (magari unendo le forze al nascente movimento di Carlo Calenda, anch’esso a vocazione liberale e in opposizione al governo Pd-M5S) rischia seriamente di precipitare nell’irrilevanza – se non addirittura di estinguersi.

Manovra.

Per il momento, comunque, i grattacapi che fanno più notizia sono quelli interni alla maggioranza, dove le varie forze politiche sono divise sui contenuti della Legge di Bilancio. La Nota di aggiornamento al Def, appena approvata, non ha appianato le divisioni, dal momento che si è limitata a stabilire i parametri di spesa da rispettare ma nulla ha stabilito circa le misure concrete da approvare. Difficile dire, ad ora, chi vedrà maggiormente soddisfatta la propria linea tra Pd, M5S e Italia Viva: di certo, con la nascita del partito renziano è già emersa una pluralità di figure considerate come “decidenti” all’interno dell’esecutivo.

Fiducia nei leader.

Rispetto ai tempi del governo giallo-verde è decisamente aumentato il credito di Giuseppe Conte come leader de facto (oltre che de iure) del Governo, ma secondo un sondaggio Emg vi è un buon 20% di elettori secondo cui a contare sia ancora Matteo Renzi, seguito da Luigi Di Maio (12%). Solo un 6% ritiene invece che la “golden share” dell’esecutivo sia in mano a Nicola Zingaretti, che pure è il leader del partito di governo che in questo momento gode dei maggiori consensi “virtuali”.

Istituti considerati: Demopolis, Emg, Ipsos, Ixè, Noto, Quorum, SWG, Tecnè

Fonte: YouTrend/Agi