Sussidistan, Conte giura di no, tutti giurano no. Ma è un paese Pinocchio

di Lucio Fero
Pubblicato il 30 Settembre 2020 10:15 | Ultimo aggiornamento: 30 Settembre 2020 10:15
Sussidistan, Giuseppe Conte giura di no, tutti giurano no. Ma è un paese Pinocchio

Sussidistan, Conte giura di no, tutti giurano no. Ma è un paese Pinocchio (Nella foto Ansa, Conte con la Von der Leyen)

Sussidistan, efficace, efficacissima sintesi di uno stato d’animo collettivo e di una collettiva aspirazione e di una collettiva aspettativa.

Sussidistan è la parola usata, anzi coniata dal presidente di Confindustria, Bonomi, per definire un pericolo, uno sbaglio, una sciagura. Si può dire che Sussidistan è il paese, la società, l’economia e la politica che dovessero spendere i 209 miliardi di prestiti e regali europei e non investirli. Spenderli dando a ciascuno e a chiunque un qualche sussidio e non investirli per cambiare i connotati del paese. Ecco, questo è Sussidistan.

SUSSIDISTAN: CONTE GIURA DI NO, TUTTI GIURANO NO

Stessa sede, qualche minuto dopo che Bonomi ha detto no a Sussidistan. Giuseppe Conte presidente del Consiglio giura che no, che Sussidistan proprio no. Giura che saranno investimenti per cambiare l’Italia e non sussidi all’Italia come è. 

E Sussidistan no ancor prima che Bonomi coniasse il termine hanno giurato e giurano i ministri tutti e i politici tutti. No giurano anche i Governatori delle Regioni e i sindaci. E Sussidistan no giurano i sindacati e le rappresentanze di categoria e i portavoce e gli attori dei vari comparti produttivi. Non c’è nessuno, neanche uno che non si ritragga, non respinga la prospettiva e l’orizzonte di un Sussidistan Italia.

MA E’ UN PAESE PINOCCHIO

Ma è tutto un giurare con le mani incrociate dietro la schiena per non incorrere in falso giuramento e per rendere nullo il giuramento. Un paese Pinocchio quello che giura Sussidistan no.

I Ministeri hanno tirato fuori dai cassetti circa 700 miliardi di piani di spesa composto il maxi pacchetto di spesa soprattutto da sussidi a questo e a quello.

Regioni e Comuni chiedono di spendere in proprio almeno una cinquantina dei 209 miliardi europei, destinazione sussidi sul territorio.

I partiti di governo e di opposizione si ingegnano su come spendere per mandare gente in pensione o tenere gente in Cassa Integrazione o pagare alla gente un qualche Reddito di Cittadinanza più o meno come prima. Spesa in sussidi vuol dire consenso e non c’è nessuna forza politica che sappia o voglia coniugare altra equazione.

La realtà dice che opinione pubblica, gente, elettorato e istituzioni, partiti, governo e quelle che si chiamano parti sociali altro non attendono, invocano, pretendono, preparano, concepiscono che sussidi. Sussidi per Alitalia. E per Ilva. E presto magari per Autostrade una volta tolta ai Benetton.

CHE SI FA PER LE INDUSTRIE?

Che si fa per le industrie? Si sussidiano con denaro pubblico è la risposta. Con il pieno assenso dei sindacati che vogliono una Cassa Integrazione che non preveda mentre è in atto una formazione dei lavoratori. Non sia mai, perché dovrebbero imparare a fare altro lavoro? Quello per cui sono in Cassa deve essere eterno. E se magari alla fine della Cassa l’azienda non c’è più, allora verrà tenuta in piedi coi soldi dello Stato. Secondo i sindacati è pericoloso mettere in giro idee quali dalla Cassa si possa passare ad altro posto di lavoro, altro da quello eventualmente morto ma tenuto in vita simulata tramite…sussidi. Che altro se no?

Il settore della moda chiede aiuti fiscali. Il calcio industria chiede aiuti fiscali. Il comparto del turismo chiede aiuti fiscali. Il commercio chiede aiuti fiscali. Tutti, proprio tutti chiedono aiuti fiscali. Ma aiuti fiscali altro non sono che sussidi. E sussidi, a debito, sono già stati più o meno malamente distribuiti per circa 100 miliardi. L’Italia tutta aspetta, pensa ai prossimi duecento miliardi nella formula “a me che me ne viene”.

SUSSIDIO, NON UNA CATTIVA PAROLA MA…

Sussidio non è cattiva parola, non è turpiloquio di governo e volgarità sociale. Sussidi talvolta sono necessari. Sussidi sono serviti e servono durante le depressioni economiche e questa da coronavirus è depressione massiccia e lunga nel tempo.

Inoltre è cosa difficile, ci vuole coraggio civile e professionalità e dignità politica per comunicare che in prima battuta di sussidi si sopravvive e che alla medio-lunga di sussidi ci si fa male e poi si muore. Ci vuole una pedagogia civile e civica di cui mancano maestri anche elementari per comunicare e convincere che i 209 miliardi è cosa buona e giusta e utile non spargerli e dividerli un po’ a me, un po’ a te, un po’ a lui, un po’ a loro e che nessuno resti escluso.

Perché non sia Sussidistan occorre vengano pronunciati molti No. Molti No e pochi Sì alle infinite richieste. Prima del Covid c’era un sistema socio economico con scarsa produttività, Pubblica Amministrazione aggravio e zavorra, scuola e università dissipatrici e non incubatrici di competenze, forte spesa pubblica fortemente sbilanciata verso l’inutile e l’incontrollato. C’era un sistema socio economico con un fisco taglieggiatore verso dipendenti e pensionati e redditi da lavoro e invece più che morbido verso rendita e ipnotizzato fino alla paralisi di fronte alla irrealtà di metà dei contribuenti che dichiara di vivere con 15 mila euro l’anno.

C’era un sistema socio economico dove la giustizia civile è incerta e mutevole come il tempo atmosferico, dove strade e autostrade e ponti e infrastrutture cosiddette materiali hanno mezzo secolo sulle spalle e dove le infrastrutture immateriali e tecnologiche sono da costruire e approntare. Un sistema socio economico cui, vista l’enormità del suo debito pubblico e mantenuta la rilevante grandezza della sua spesa pubblica (quasi la metà dell’intera ricchezza prodotta), non restava un euro da investire.

Come una casa dove con i redditi che mensilmente entra si mangia, ci si veste, si pagano le bollette, si va anche al cinema, al ristorante e in vacanza. Ma non resta mai un euro per rifare gli infissi, rifare la cappa della cucina, cambiare rubinetti che perdono…Ora i soldi per investire arrivano, ora i soldi per dare altri connotati alla scuola, alla burocrazia, ai trasporti, alla giustizia ci sono. E tutti giurano non sarà Sussidistan. Ma tutti pensano che quei soldi dovranno essere aumenti di retribuzione per chi lavora nella scuola, nella Pubblica Amministrazione, nel trasporto pubblico, nell’amministrazione della Giustizia…

E chi non aspetta aumenti retributivi diretti, come commercianti e lavoratori autonomi, li attende per via indiretta come meno tasse o addirittura iniezioni mini o maxi di denaro pubblico in privata azienda. Sussidistan è ciò che il paese vuole, aspetta e concepisce. In fondo sono una trentina d’anni che politica e società civile reciprocamente e concordemente si allenano a convincersi che altro e di meglio dal sussidio non c’è.