Tagli province: “Dipendenti a rischio mobilità, scuole senza soldi da 6 anni”

Pubblicato il 26 luglio 2012 12:24 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2012 14:14
Giuseppe Castiglione

Giuseppe Castiglione (LaPresse)

ROMA – I dipendenti delle province rischiano la mobilità. Le scuole, a “zero euro” da 6 anni, potrebbero rischiare di rimanere chiuse a settembre. Questo l’effetto dei tagli della spending review alle province. Giuseppe Castiglione, presidente dell’Upi, si appella ora ai capigruppo parlamentari perché i tagli alle province non gravino sui cittadini e sui servizi essenziali. L’Upi rimane ferma nel sostenere che servizi come la scuola ed i trasporti non possano essere confusi con i consumi, su cui dovrebbero agire eventuali tagli.

Castiglione ha dichiarato: “I tagli alle Province sono tali da mettere a rischio i servizi essenziali ai cittadini, a partire dalle scuole, e di fare prefigurare la messa in mobilità dei dipendenti delle Province. Facciamo appello ai capigruppo parlamentari perché intervengano immediatamente”. Castiglione ha poi ricordato che “dal 2005 al 2011 le risorse impegnate dallo Stato per le scuole, per l’edilizia scolastica, sono state pari a zero. Sono stati destinati alle scuole dallo Stato, negli stessi anni, solo 227 milioni con il Patto per la sicurezza”.

Piero Lacorazza, presidente della provincia di Potenza, ha detto: “Con un taglio così consistente, pari a 1 miliardo e mezzo in due anni, i bilanci di almeno la metà delle Province italiane andranno al dissesto: c’è certamente il rischio mobilità per i dipendenti”.

Le associazioni Federconsumatori e Adusbef ritengono ”inaccettabili” le norme contenute nel decreto sulla spending review in tema di contributi universitari. ”Quanto indicato all’articolo 7 non e’ altro – affermano in una nota – che uno squallido escamotage per permettere agli atenei di scaricare sulle spalle degli studenti i tagli operati negli ultimi anni al fondo di finanziamento ordinario ricevuto dallo Stato. Fino a oggi, infatti, la contribuzione degli studenti agli atenei non poteva superare del 20% il fondo di finanziamento ordinario.

Una norma che, come hanno dimostrato le denunce degli studenti, esisteva solo sulla carta: oltre il 55% degli atenei e’ risultato fuori legge. Per arginare questo limite, nella spending review si sconvolgono i termini del rapporto studenti/fondo di finanziamento ordinario. Nel dettaglio, si scorporano dal conteggio gli studenti fuoricorso e gli studenti extracomunitari. Nello stesso tempo si aggiungono al fondo di finanziamento ordinario anche gli altri contributi statali.

Nei fatti, questa operazione – osservano le due associazioni – consentira’ un ampio margine d’aumento per le tasse universitarie, che, nel nostro Paese, sono gia’ oggi tra le piu’ care d’Europa (al terzo posto dopo Gran Bretagna e Paesi Bassi). Nel 2011, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, le tasse universitarie ammontavano (effettuando una media tra le diverse fasce di contribuzione) a 987,69 Euro. Con gli aumenti prospettati (stimati in oltre 500 Euro) mediamente potranno anche superare quota 1.488 Euro. A cui si aggiungono gli aumenti della tassa per il diritto allo studio approvati a marzo, pari in media a +66,50 Euro, per un totale di 1.554,50 Euro. Gravissime, inoltre, le discriminazioni nei confronti degli studenti fuoricorso e gli studenti extracomunitari, per i quali gli aumenti rischiano di essere letteralmente incontrollati. Un grave segno di recessione culturale”.

Secondo Federconsumatori e Adusbef ”e’ assurdo come a essere penalizzati in misura maggiore da questo provvedimento, siano proprio i ragazzi che vengono a studiare in Italia dai paesi extra-UE e gli studenti fuoricorso che, nella maggior parte dei casi, sono quelli costretti a lavorare per pagare le tasse”. ”In questo modo si configura una gravissima lesione al diritto allo studio e un pesante ostacolo alla crescita e allo sviluppo del Paese” dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. ”Per questo – concludono -invochiamo una urgente modifica di tale norma. In caso contrario abbiamo gia’ dato mandato alle nostre consulte legali di studiare interventi per garantire il diritto allo studio nel nostro Paese, soprattutto per gli studenti meno abbienti, e indipendentemente dal loro paese di provenienza”.

 

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