Tagli sanità, Regioni in rivolta: “Governo non rompa il patto d’onore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 settembre 2014 14:14 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2014 14:14
Tagli sanità, Regioni in rivolta: "Governo non rompa il patto d'onore"

Serio Chiamparino (Foto Ansa)

ROMA – “Se saranno fatti tagli alla Sanità il governo romperà il patto d’onore siglato ad agosto con le Regioni”. Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni, guida la rivolta contro i tagli sulla sanità.

Chiamparino ha dichiarato:

“Con il Governo abbiamo siglato in agosto un patto d’onore sulla sanità: se si rompe viene meno il rapporto di fiducia e collaborazione”.

Il presidente della Conferenza delle Regioni ha spiegato che se non verrà stanziato “il minimo delle risorse necessarie” nella legge di stabilità, è a rischio il riscaldamento nelle scuole o la pulizia delle strade dalla neve:

“A inizio agostoabbiamo firmato un patto d’onore col Governo con il Patto per la salute che ci ha impegnato, entro il 31 dicembre, a scrivere piani di riordino dei servizi sanitari e ha previsto un fondo da 109 miliardi di euro, con un aumento di circa 2 miliardi e mezzo in più l’anno in più per il 2015 e il 2016 per finanziare il servizio sanitario nazionale”.

Chiamparino, che ha anche reso noto di aver scritto una lettera al ministro Lorenzin dove ha chiesto di mantenere le somme e gli impegni pattuiti e di essersi attivato per un confronto con il Governo, ha poi aggiunto:

“Se si rompe questo patto d’onore si rompe anche il rapporto di fiducia e collaborazione che noi invece vorremmo proseguire. Le Regioni si aspettano di vedersi assicurati già nella legge di stabilità i finanziamenti per assicurare i servizi che prima gestivano le Province”.

Intanto è stato definito l’accordo sull’attuazione della legge Delrio, la 56 del 2004, che trasferisce funzioni delle Province a Città metropolitane e Regioni, ha spiegato Chiamparino:

“Era una discussione che sembrava partita con un percorso difficile, ma ci sono ragionevoli garanzie da parte del ministero dell’Economia che si possa attuare la legge che trasferisce le funzioni avendo le risorse fondamentali e lasciando una flessibilità all’autonomia regionale”.

Il “punto critico”, insomma, ha chiarito il numero uno della Conferenza delle Regioni, sono le risorse, “che devono essere definite già nella legge di stabilita”, per non mettere “a rischio i servizi”.