Taglio vitalizi: Casellati frena, M5s all’attacco. Ma Fico minimizza: “Nessuno scontro”

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 giugno 2018 16:17 | Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2018 16:19
Taglio vitalizi: Casellati frena, M5s all'attacco. Ma Fico minimizza: "Nessuno scontro"

Taglio vitalizi: Casellati frena, M5s all’attacco. Ma Fico minimizza: “Nessuno scontro”

ROMA – La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, frena sul taglio dei vitalizi e il Movimento 5 Stelle parte all’attacco. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] “Una giravolta incredibile”, dice il senatore Ernesto Morra. “Un’uscita inopportuna e infondata”, gli fa eco Primo Di Nicola. “Uno schiaffo ai cittadini”, sentenzia il questore di Palazzo Madama Laura Bottici. Poi l’affondo del vicepremier Luigi Di Maio che grida: “No ai privilegi rubati”. Ma è il presidente della Camera, Roberto Fico, a gettare acqua sul fuoco furente dei grillini: “Non c’è nessuno scontro istituzionale”, dice pur confermando che “proseguirà per la sua strada”.

Tutto nasce dalle esternazioni della Casellati che, in missione a Washington, spiega di avere “qualche perplessità sul fatto di poter incidere sui diritti acquisiti”. Proprio mentre il suo omologo alla Camera, Roberto Fico, ha presentato la delibera che ricalcola i vitalizi all’ufficio di presidenza di Montecitorio. Casellati precisa che il tema sarà per ovvie ragioni ripreso al Senato “perché sarebbe stravagante che la Camera operasse in un modo e che la stessa situazione non si verificasse nell’altro ramo del Parlamento”. Ma i grillini sono subito partiti alla carica, puntando il dito contro la presidente della Camera, per la prima volta sotto attacco dalla sua elezione.

Al momento quindi i due rami del Parlamento marciano divisi su quello che è da sempre il cavallo di battaglia dei 5 Stelle. Il risultato potrebbe essere paradossale con 1.338 ex deputati che rischiano di ritrovarsi con un vitalizio dimezzato, mentre gli ex senatori restano per il momento in salvo.

Fico intanto, rassicura i giornalisti: “Con Casellati – dice -non c’è nessuno scontro istituzionale sa che avremmo proceduto con la delibera. Io faccio quello che avevo promesso, proseguo su questa strada”. E aggiunge: “Se il Senato non dovesse approvare la delibera la Camera ha l’autonomia per andare avanti da sola”.

La delibera presentata da Fico colpirà soprattutto gli ex deputati più anziani e i peones con una o due legislature, mentre i big con molti anni sugli scranni di Montecitorio non subiranno grandi tagli. La Camera dovrebbe approvarla entro il 13 luglio, con un risparmio previsto di 40 milioni annui. Ma la presidente del Senato ha chiesto che si arrivi a “soluzioni condivise” nei due rami del Parlamento. Intanto salgono sulle barricate, le vittime della riforma, gli ex deputati, che insorgono minacciando una class action.

Tecnicamente i vitalizi sono stati già aboliti nel 2012, ma quelli già assegnati non erano stati ancora toccati. E’ da inizio legislatura che il M5s insiste perché si intervenga. Visti gli indugi del Senato, il presidente della Camera Fico ha quindi accelerato portando in Ufficio di Presidenza la delibera che interviene sui soli ex deputati. I vitalizi erano finora calcolati con un sistema che avvantaggiava i deputati con meno legislature. Sono loro le “vittime” principali della riforma, mentre i big con molti anni sugli scranni di Montecitorio avranno tagli minori.

Altro aspetto è il coefficente di trasformazione, deciso da due tecnici dell’Inps messi a disposizione da Tito Boeri: è stato calcolato sull’aspettativa di vita dell’ex deputato al momento in cui ha lasciato il suo scranno. Ciò significa che chi ha lasciato molti anni fa ed è assai anziano avrà l’assegno decurtato dell’85%. Il presidente dell’Associazione degli ex parlamentari Antonello Falomi ha citato i casi estremi di quattro over 90, che passeranno da 4725 euro a 677-737. La delibera ha però fissato in 980 euro il vitalizio minimo. Per 517 ex deputati il taglio sarà tra il 50 e l’80% del vitalizio, per 610 tra il 20 e il 50%, per un centinaio di entità inferiore o addirittura nulla.

Sono queste le cifre all’origine delle perplessità della presidente del Senato Casellati: “Si incide sullo status di persone che oggi possono avere anche un’età rilevante che si troveranno improvvisamente ad avere uno stipendio inferiore al reddito di cittadinanza”, ha osservato. Per non parlare dei dubbi sulla retroattività e sulla disparità tra Camera e Senato.