Tangenti, Filippo Penati si autosospende

Pubblicato il 21 Luglio 2011 19:27 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2011 20:42

MILANO, 21 LUG – Filippo Penati, vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia, indagato per una vicenda di tangenti per gli appalti dell’area Falck di Sesto San Giovanni dove e’ stato sindaco, ha deciso di fare un passo indietro.

Con una lettera al presidente della Regione Roberto Formigoni, al presidente del consiglio Davide Boni e ai capigruppo, ha annunciato, infatti, la sua autosospensione dalla carica istituzionale.

Non si tratta di dimissioni, infatti Penati continuerà ad essere consigliere regionale e dal prossimo consiglio siedera’ in aula nei banchi dell’opposizione.

”A seguito del mio coinvolgimento nella vicenda giudiziaria relativa all’area Falck di Sesto San Giovanni – ha scritto Penati nella lettera – desidero ribadire la mia totale estraneità ai fatti. In merito anche alle notizie apparse sulla stampa voglio precisare che non ho mai chiesto e ricevuto denaro da imprenditori. Voglio altresi’ ribadire la mia assoluta fiducia nell’ operato della magistratura”.

5 x 1000

Fatta la premessa, nella lettera ha spiegato che: ”Per profondo rispetto dell’istituzione nella quale sono stato eletto e per evitare ogni imbarazzo al Consiglio mi autosospendo dall’esercizio e dalle prerogative di vicepresidente, certo che tutto verrà completamente chiarito e confido a breve”.

Gesto apprezzato dal presidente del consiglio regionale, il leghista Davide Boni, dal suo partito ma anche da Sel e Idv che ieri avevano chiesto a Penati di fare un passo indietro. Pierluigi Mantini (Udc), un tempo del Pd, ha invece invitato il segretario del Pd Pierluigi Bersani ad una maggiore prudenza: ”E’ ovvio che Penati gode, come tutti, della presunzione di innocenza ma i fatti sono seri e le imputazioni molto gravi. Sarebbe opportuna una maggiore prudenza da parte di Bersani perche’ l’inchiesta e’ in corso e non e’ possibile anticipare l’infondatezza delle accuse”.

Il giorno dopo le perquisizioni e la notifica di sette informazioni di garanzia i militari della Guardia di Finanza, coordinati dai pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, hanno cominciato a esaminare la mole di documentazione cartacea, tra cui agende e appunti, e informatica recuperata ieri in vari uffici, tra cui quello di Penati in Regione e nella sede del comune di Sesto San Giovanni, per trovare riscontro alle dichiarazioni di Giuseppe Pessina, l’imprenditore che fu il proprietario delle due aree industriali al centro dell’indagine, e che ha denunciato alla magistratura di aver versato a Penati in totale circa 5 miliardi e 700 milioni di lire.

Le Fiamme Gialle e i pm stanno anche cercando riscontri alle dichiarazioni di uno degli indagati che ha parlato, fornendo anche documentazione, di un presunto finanziamento illecito al partito dell’ex sindaco di Sesto San Giovanni.