Tarantini/ Indagini sui festini con starlette e cocaina sullo yacht a Montecarlo

Pubblicato il 29 Luglio 2009 12:29 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2009 12:30

Nell’inchiesta sul  giro di escort organizzato da Gianpaolo Tarantini spuntano ora i viaggi dell’imprenditore in Costa Azzurra: viaggi di piacere e non d’affari e in cui la cocaina scorreva a fiumi, in base a quanto emerge dalle indagini della Guardia di Finanza.

In particolare gli inquirenti hanno preso di mira due festini avvenuti nel 2007 e 2008 su lussuose imbarcazioni prese in affitto ormeggiate nel Principato in occasione del Gran premio di Formula1: tra gli ospiti di Tarantini figurano imprenditori di Bari e starlette del mondo dello spettacolo: l’immancabile Sabina Begna, detta “l’ape regina” e tramite tra Tarantini e Berlusconi, Raffaella Zardo, l’ex Isola dei famosi Linda Santaguida già fidanzata di Costantino Vitagliano e la biondissima Victoria Petrof del Grande fratello.

Party  affollati di “bella gente”, come diceva l’imprenditore pugliese agli amici che avevano accesso allo yacht, gli stessi amici che partecipavano agli eventi mondani organizzati da “Gianpi” a Porto Cervo e nella villa barese di Giovinazzo.

La Procura ha aperto due filoni di indagine su droga e prostituzione,  e tenta di ricostruire i giorni di festa tra barche e discoteche: l’obiettivo principale è accertare se Tarantini, come emerge dalle intercettazioni del 2002, abbia realmente procurato ai suoi ospiti polvere bianca, offerta all’interno di coppe di champagne.

E a margine dell’inchiesta scoppia la polemica tra due ex parlamentari dell’Udc: Cosimo Mele, il politico sorpreso due anni fa in un albergo romano con due escort e della cocaina, e Tato Greco, indagato per associazione a delinquere con Tarantini e suo grande amico.

In un’intervista rilasciata a Repubblica Mele ha dichiarato che la notte del festino a Roma stava aspettando in camera proprio  Greco, che replica: «Mele e Casini smentiscano, altrimenti li querelo». Non si fa attendere la risposta di Mele, che definisce quella dell’ex collega «Una difesa disperata: inizi a assumersi le sue responsabilità».