Due cent sugli sms e 10 sulla benzina per riformare la Protezione civile

Pubblicato il 12 Aprile 2012 13:10 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2012 17:15

ROMA – La riforma della Protezione civile? La pagheremo noi mandando sms o facendo il pieno di benzina alla macchina. Il governo sta lavorando a un decreto legge che dovrebbe essere formulato già venerdì prossimo. Monti e i suoi ministri mettono mano insomma su quel dipartimento che, con le inchieste sui Grandi Eventi, ha mostrato alcuni punti oscuri sul versante della gestione del denaro pubblico. E sotto la Protezione civile sono passati così i Mondiali di nuoto del 2009 o l’organizzazione del G8 alla Maddalena. Tutti eventi toccati da inchieste.

Per tutta questa serie di motivi il governo Monti ha deciso ora di riformare il settore. Già, ma servono soldi per rimettere in piedi quello che è sempre stato un settore d’eccellenza. Ed ecco che arriva la “tassa sugli sms”: 2 centesimi ogni messaggio inviato. O ancora, attingendo per l’ennesima volta alle accise sulla benzina. La bozza di decreto prevede una riforma un po’ macchinosa: il coordinamento della Protezione civile rimarrebbe alla Presidenza del Consiglio, ma è prevista la delega al ministro dell’Interno. Il Viminale quindi può avvalersi del Dipartimento della Protezione civile. Un compromesso quindi tra chi voleva che il dipartimento tornasse sotto il ministero dell’Interno (come richiesto dal ministro Cancellieri) e chi voleva lasciarlo alla presidenza (come il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli).

Non solo la tassa sugli sms. Per aumentare il Fondo sulle calamità le Regioni possono aumentare le accise sui carburanti, fino a 5 centesimi al litro, così come il governo, che può alzare le imposte per altri 5 centesimi al litro.

Le altre novità previste dal decreto le riassume il Sole 24 Ore: “Cambiano poi alcune regole sulla dichiarazione dello stato di emergenza e i poteri di ordinanza. Si introduce, intanto, la possibilità di deliberare non solo quando gli «eventi calamitosi» si verificano ma anche «nella loro imminenza». La delibera è del presidente del Consiglio – o, con sua delega, del ministro dell’Interno – una volta «acquisita l’intesa con le Regioni». Lo stato di emergenza non può durare più di 60 giorni, più altri 40 al massimo. Le conseguenti ordinanze di protezione civile, cioè i provvedimenti di attuazione operativa degli interventi, sono emanate «d’intesa con le Regioni territorialmente interessate, dal capo del Dipartimento della Protezione civile qualora delegato dal presidente del Consiglio» o dal titolare del Viminale. Il potere di ordinanza direttamente in capo al numero uno del dipartimento è una novità di rilievo. La seconda innovazione è che le ordinanze emanate entro 20 giorni dalla dichiarazione di emergenza sono «immediatamente efficaci»: vanno trasmesse al ministero dell’Economia ma possono essere deliberate senza il «concerto» preventivo con il ministero del Tesoro, necessario invece dal ventunesimo giorno”.