Mal di tasse e allucinazioni, ce l’ha la Lega e anche la Cgil

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 Giugno 2011 12:59 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2011 14:02

Umberto Bossi (Foto LaPresse)

ROMA-La Lega ha il mal di tasse: è una specie di insolazione, un colpo di calore, si perde l’equilibrio, si suda freddo e gira la testa. Si parte appunto dalla testa della Lega, Umberto Bossi in persona. Sudava cifre l’altra sera e gli sono venute sghembe: “Tremonti ha ragione, per abbassare le tasse bisogna trovare i soldi e li abbiamo trovati, basta chiudere le missioni di pace all’estero”. Forse Bossi non sa che a chiuderle tutte e subito, a parte i costi politici, ci si ricava con buon ottimismo un paio di miliardi di euro di minor spesa e che con un paio di miliardi al massimo ci si fa un grissino del gran pasto del meno tasse per tutti? Lo sa Bossi e infatti aggiunge: “Con un miliardo o due…”. Lo sa che questa è la cifra, ma aggiunge ancora: “Con questa cifra ci si fa la riforma fiscale e se lo facevamo prima non perdevamo a Milano”. E’ il primo e più clamoroso sintomo del mal di tasse.

Ma non il solo, infatti il mal di tasse dà anche i brividi. Ecco quello provato da Bossi: “Basta tassare le grandi banche…”. E di quanto tassarle queste grandi banche che nel frattempo stanno perdendo in Borsa a catinelle, che hanno in pancia ancora crediti inesigibili, che stanno chiedendo soldi per rafforzare il capitale? Più o meno di almeno trenta miliardi. Perchè trenta miliardi? Perchè questa è la cifra indirettamente indicata da Roberto Maroni nell’ultima intervista al Corriere della Sera, quella in cui dice: o ci si muove o si muore. Dice Maroni che serve subito il “quoziente familiare”, cioè meno tasse a seconda di quanti si è in famiglia. Costo: tra i dieci e i quindici miliardi, anche se Maroni, che pure lo sa, il costo non lo dice. Dice però anche “riforma fiscale”, cioè meno Irpef ma senza toccare nè l’Iva nè i patrimoni. Cioè altri dieci, quindici miliardi. Diciamo che Maroni ha puntato alto per poi abbassare: non trenta, ma venti miliardi. Il mal di tasse è contagioso.

Contagioso anche al di fuori della Lega, il contagio arriva anche molto lontano. Susanna Camusso, segretaria della Cgil, ha detto in in’intervista a La Repubblica che alzare l’Iva non si deve, neanche per togliere un po’ di Irpef a salari e pensioni e che i soldi per tutto, proprio per tutto, vanno trovati nella tassazione della mitica “speculazione finanziaria”. La Camusso non sa che portando la tassazione della rendita finanziaria, compresi i Bot, i Cct e Btp, dal 12,5 per cento attuale al 20 per cento di miliardi ne entrano forse cinque o sei? E che i miliardi che entrano rischiano subito di uscire perché per farli poi comprare quei titoli maggiormente tassati devi aumentare i rendimenti offerti? Forse lo sa e forse no. Sembra lo sappia, infatti i Bot fino a una certa cifra sarebbero esclusi da una maggior tassazione, ma allora i miliardi diventano meno delle dita di una mano. E allora come si fa la riforma fiscale secondo la Cgil? Tassando i “grandi patrimoni” dice la Camusso, il che è un’indicazione tanto precisa e concreta quanto le “grandi banche” di Bossi.Il mal di tasse ha tra i suoi sintomi inconfondibili l’uso dell’aggettivo grande, dici “grande” e i miliardi miracolosamente appaiono.

Giulio Tremonti ha messo in fila e ha fatto i conti dei vari e diffusi sintomi del mal di tasse: 80 miliardi. Questa la cifra che si ottiene se si sommano tutte le richieste che vengono dai colpiti dall’insolazione finanziaria. Ottanta miliardi da trovare senza far male a nessuno, se non ai “grandi”. Ultimo e quasi incurabile sintomo del mal di tasse, persiste infatti da decenni e affligge la destra, la sinistra e anche la gente comune: il rifiuto dell’unica medicina testata e funzionante. Ci sono in Italia 800 miliardi di spesa pubblica: i venti miliardi per una decente riforma fiscale più i 40 per azzerare il deficit entro il 2014 vanno trovati lì. Non tutti lì: una decina possono venire in tre anni dal recupero dell’evasione fiscale, altrettanti dallo spostamento del peso fiscale dalle aliquote alle esenzioni. Gli altri possono venire solo da minor spesa, minor spesa corrente perché quella per investimenti già quasi non c’è più. Ma gli affetti da mal di tasse appena vedono questa medicina fuggono sacramentando. Il mal di tasse è una strana insolazione: talvolta acuta, sempre cronica. Resiste anche agli “antibiotici” della matematica. Per l’estate-autunno 2011 in Italia è prevista una grande ondata di calore fiscale.