Tasse sui capitali evasi in Svizzera: i partiti fanno la “gara del sì”

Pubblicato il 2 Maggio 2012 13:34 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2012 13:34

ROMA – Tra i partiti è tutta una corsa ad appropriarsi della “battaglia” per recuperare le tasse evase su quei circa 150 milioni di capitali evasi in Svizzera. “La tassazione dei capitali evasi in Svizzera? L’avevo proposta già quando eravamo al governo, ricevendo una ferma opposizione da Tremonti”, dice Paolo Romani del Pdl, ex ministro del governo Berlusconi. “Noi del Pd abbiamo sempre fatto pressione per questo, da quando era ministro Tremonti: con un emendamento alla manovra del 2011, con un’interpellanza urgente. E poi, riproponendolo a Monti, quando è diventato presidente del Consiglio”, dice invece Francesco Boccia, deputato del Pd.

Dopo gli articoli usciti sul Fatto quotidiano domenica scorsa, che ponevano con forza la “questione Svizzera”, la politica si è affrettata a dire la sua. Antonio Di Pietro spiega: “Continuo a non capire e quindi continuo a chiedere: ci spiegate perché prima di tagliare i fondi ai tribunali e alle scuole non andate a prendere quei 40 miliardi di euro che entrerebbero nelle casse dello Stato se firmassimo anche noi come Germania, Inghilterra e Austria l’accordo con la Svizzera per recuperare i contributi sui capitali esportati illegalmente?”.

Mario Monti, quando la questione si era posta per la prima volta in dicembre, con la manovra, aveva detto di non voler procedere finché non ci fosse stata una chiara presa di posizione in questo senso da parte della Commissione europea. Presa di posizione che però è arrivata il 17 aprile, quando Algirdas Semeta, commissario europeo alla Fiscalità, ha spiegato che gli accordi già presi autonomamente da Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera sono compatibili con il diritto comunitario. L’Europa, dunque, è favorevole.

Anche Jonny Crosio della Lega è intervenuto: “Perché Monti non imita i colleghi austriaci e tedeschi?”. E alla fine arriva anche la risposta di Monti, il quale si dice intenzionato a trattare con la Svizzera. Con una pre-condizione: “Il rispetto dei trattati” con il paese elvetico su lavoratori transfrontalieri e doppia imposizione che “il Canton Ticino ha sospeso unilateralmente”.

Oggi sono tutti d’accordo, ma nel Pd ci tengono a sottolineare la primigenitura della battaglia sui capitali. Se Boccia sostiene che l’Idv si è “svegliata” solo con l’arrivo del governo tecnico, il tesoriere Antonio Misiani denuncia: “Alfano con il ritardo di soli tre anni e mezzo chiede che il nostro paese trovi un accordo con la Svizzera per poter tassare i capitali li esportati illegalmente. Peccato che con il governo Berlusconi il centrodestra abbia allentato tutte le misure per combattere l’evasione”.