Tasse non pagate, il conto: 620 miliardi. Che nessuno pagherà

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Giugno 2014 13:54 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2014 13:58
Tasse non pagate, il conto: 620 miliardi. Che nessuno pagherà

Tasse non pagate, il conto: 620 miliardi. Che nessuno pagherà

ROMA – Quando si parla di tasse non pagate di solito usa lavorare di stime: cento, centocinquanta o duecento miliardi di imponibile sottratto al fisco ogni anno? E chi lo sa? E, anche se si sapesse il quanto del non dichiarato, chi mai saprà o potrebbe sapere quanto del non dichiarato si sarebbe tradotto in effettivo gettito fiscale? Nessuno. Quindi si va per sensazioni e, appunto, stime. Una cosa però si sa di preciso: quante sono le tasse sul reddito e proprietà e rendita, i contributi previdenziali, le multe e le tariffe comunali finora non pagati. Eccolo il conto, il foglietto, anzi il foglione su cui c’è scritta la cifra del non pagato finora…Il conto fa: 620 miliardi di euro!

Seicentoventi miliardi di euro, Sergio Rizzo sul Corriere della Sera amaramente gioca su cosa ci si potrebbe fare con 620 miliardi di euro. Tanto per cominciare non pagare tutti l’Irpef per un paio di anni. Oppure risparmiare una trentina di miliardi l’anno di interessi sul debito pubblico, visto che con seicento e passa miliardi quel debito pubblico si può abbattere di un terzo. Oppure metterci a posto tutte le scuole d’Italia e insieme mettere in sicurezza tutti o quasi i luoghi a rischio frane o alluvioni e avanzano anche i fondi per rifare le condotte dell’acqua a livello nazionale. Oppure, e qualcuno lo farebbe pure, rimandare gli italiani in pensione a 60 anni, anzi a 55. Insomma a investirli proficuamente o a mangiarseli con ingordigia, 620 miliardi sono una montagna, anzi una catena di montagne di soldi.

Ma quel conto non sarà mai pagato e lo sa anche l’oste Stato. Prima di Equitalia a far finta di riscuotere le tasse non pagate erano concessionari privati che poco esigevano, pochissimo lavoravano e quasi nulla incassavano. Poi venne Equitalia che qualche miliardo cominciò a recuperarlo alle casse pubbliche (poca roba in proporzione ai 620) ma lo fece soprattutto torchiando i piccoli evasori. E torchiandoli spesso con ottusità e crudeltà burocratica. Risultato: Equitalia la più odiata dagli italiani. E dentro quell’odio c’è il risentimento e il disappunto del torchiato ma ci sono anche l’opportunismo vittimista dei titolari dei 620 miliardi non pagati.

Come che sia, nessuno è in grado, anche volendo, di recuperare neanche una metà e neanche un terzo di quella cifra. Cifra enorme che si è formata per evasione fiscale “tettonica”, a strati sovrapposti e pressarti l’un con l’altro. Il magma, le grandi eruzioni della grande evasione di grandi imprese e grandi studi professionali. Ma anche, eccome se anche, le polveri dell’evasione spiccia che granello a granello hanno fatto roccia, paesaggio, continente, crosta terrestre. Due piccoli esempi a pagina nove del Corriere della Sera, quella contigua a pagina otto dove c’è l’articolo di Sergio Rizzo. A pagina nove si legge che il pagamento non in contanti dall’avvocato o dentista o idraulico o carrozziere dal 30 giugno è obbligatorio. Obbligatorio però senza sanzioni se non si rispetta l’obbligo. “Scommettiamo che a risultare vincenti saranno ancora una volta i contanti?”. Domanda  fine articolo Isidoro Trovati? Che scommessa caro Trovati, ti piace vincere facile…

Il secondo articolo informa che a barare con l’Isee, quella auto dichiarazione dei redditi familiari che fa pagare o no di meno la scuola, l’asilo, la mensa, i medicinali sono almeno il 50% degli italiani. Almeno una famiglia su due. Goccia a goccia si fa un fiume e in fondo è goccia a goccia che si fa un mare. Così sono stati fatti quei 620 miliardi. Non pagati. Di sicuro non pagati e che nessuno pagherà mai. Miliardi accertati, l’evasione totale per forza di cosa deve essere maggiore: ai 620 vanno sommati i miliardi rimasti nascosti.