Tav, ecco la lettera con cui Conte ha scansato la crisi di Governo: via ai bandi, ma se ne parla fra 6 mesi

di Maria Tafuri
Pubblicato il 10 marzo 2019 10:55 | Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2019 10:55
Tav, ecco la lettera con cui Conte ha scansato la crisi: via ai bandi, ma...

Tav, ecco la lettera con cui Conte ha scansato la crisi di Governo: via ai bandi, ma se ne parla fra 6 mesi

Tav o No Tav? Giuseppe Conte batte Shakespeare. Mentre il povero Amleto ha risolto il dubbio col suicidio, Conte ha escogitato una formula degna di un grande avvocato d’affari, tale da permettere a tutti di gridare che hanno vinto. Se ne parlerà fra 6 mesi. Cioè dopo le elezioni regionali e chissà, magari, con un nuovo Governo insediato a Palazzo Chigi. Chi vivrà vedrà.

Il capolavoro di Conte è nella lettera da lui inviata, nella qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri, al direttore generale di Telt, Mario Virano. Telt, è la società italo-francese incaricata di realizzare le opere per fare correre il Tav.

Nella lettera, Conte invita Telt ad “asternersi da qualsiasi ulteriore attività” che possa “produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici” per l’Italia riguardo ai bandi di gara.  “Ridiscuteremo l’opera con la Francia e con la commissione Ue”, “ma ovviamente non vogliamo che nel frattempo si perdano i finanziamenti europei già stanziati”.

Tradotto in italiano: Nessun blocco dell’iter d’avvio dei bandi. I bandi partiranno. Poi si vedrà, era già stato stabilito fin da dicembre che questi sarebbero stati pubblicati sei mesi dopo la partenza degli avis de marchés, come ricorda sul Corriere della Sera Dino Martirano.

Telt contemporaneamente a Conte ha risposto annunciando che domani, lunedì 11 marzo, partiranno gli inviti per i lotti in Francia, come riferisce Repubblica. Conte ha pubblicato sul suo profilo Facebook la propria lettera e quella di Telt.

Presidente e direttore generale di Telt scrivono:

“In assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni di segno contrario abbiamo previsto che il Cda fissato per l’11 marzo 2019 autorizzi la direzione a pubblicare gli ‘avis de marchés’ [“inviti a presentare candidatura” secondo la terminologia giuridica francese, in italiano i bandi] relativamente agli interventi dei lotti francesi del tunnel di base, in modo da rispettare il termine del 31 marzo” per avere il finanziamento Ue per il 2019. Si tratta di 45 chilometri, più 12 in territorio italiano. 

Gli “inviti”, secondo Conte, non sono vincolanti per il suo Governo:

“La società Telt mi ha appena risposto confermandomi che i capitolati di gara non partiranno senza l’avallo del mio governo e del governo francese e che, al momento, si limiteranno esclusivamente a svolgere mere attività preliminari, senza alcun impegno per il nostro Stato” afferma ancora Conte. Esiste sempre infatti la clausola di dissolvenza che permette di bloccare i bandi in futuro – come prevista nella lettera spedita da Telt al ministro dei Trasporti Toninelli il 18 dicembre e anticipata oggi da Repubblica – che consente al governo di bloccare l’opera prima dei capitolati.

Conte non usa mai la parola “bandi”. Ha anche informato Macron e Juncker del”supplemento di riflessione”.

Ecco il testo integrale del post di Conte su Facebook:

Oggi è stata una mattinata di intenso lavoro che ha prodotto i suoi frutti. Ho inviato una lettera alla Telt, società incaricata della realizzazione della Torino – Lione, invitandola ad astenersi, con effetti immediati, da qualsiasi ulteriore attività che possa produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici per lo Stato italiano con riguardo ai bandi di gara. Ho chiarito che questo Governo e le forze politiche che lo sostengono si sono impegnati a “ridiscutere integralmente” questo progetto e che abbiamo intenzione di interloquire con la Francia e con l’Unione europea alla luce delle più recenti analisi costi-benefici da noi acquisite. Ovviamente non vogliamo che nel frattempo si perdano i finanziamenti europei già stanziati.

La società Telt mi ha appena risposto confermandomi che i capitolati di gara non partiranno senza l’avallo del mio Governo e del Governo francese e che, al momento, si limiteranno esclusivamente a svolgere mere attività preliminari, senza alcun impegno per il nostro Stato. Abbiamo promesso di tutelare esclusivamente gli interessi degli italiani.

Qui di seguito trovate le due lettere. Lavoriamo in piena trasparenza perché non ci lasciamo condizionare dalle pressioni opache di gruppi di potere o comitati di affari. Fino a quando questo Governo sarà in carica, per quanto mi riguarda, sarà così. Sempre.

Repubblica riporta anche i dati essenziali di un sondaggio di Swg

“secondo cui la proposta leghista di mini-Tav incontrerebbe anche il favore dei Cinque stelle, che sul punto si spaccherebbero con il 35% di Sì e il 34% di No: un grattacapo per Di Maio. Più in generale, secondo questa rilevazione, i Sì Tav sarebbero tra gli italiani il 58% (75% nella Lega, 21% nel M5s, dove c’è il 21% di No) mentre per il No sarebbe solo il 16%. Nel Nordovest, dove i Sì sarebbero al 66%, il 60% degli interpellati dice che la Tav va fatta anche se non conveniente”.

Foto da Facebook