Tav, il premier Conte prende le distanze: “L’opera non mi convince, troppo cara”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Marzo 2019 20:06 | Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2019 7:05
Tav, il premier Conte prende le distanze: "L'opera non mi convince. Parleremo con Francia ed Europa"

Tav, il premier Conte prende le distanze: “L’opera non mi convince. Parleremo con Francia ed Europa” (Foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Conte prende le distanze dalla Tav, la tratta ferroviaria ad alta-velocità Torino-Lione. “Non ero né pro né contro ma i tecnici mi hanno convinto”.

In conferenza stampa il presidente del Consiglio ha spiegato le ragioni dei suoi dubbi: l’analisi costi-benefici, che boccia l’opera, definita un progetto infrastrutturale di cui l’Italia non ha bisogno, perché, in sintesi, troppo cara, incapace di modificare i flussi di traffico e completata chissà quando.

Secondo Conte gli elementi negativi superano quelli positivi. Nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio li elenca con dovizia di particolari.

“In linea di massima – spiega Conte – ci sono ragioni che spingono a favore dell’opera: sono la riduzione del traffico stradale, l’impatto ambientale, la limitazione dell’inquinamento acustico. Poi però – aggiunge il premier – i flussi del trasporto sarebbero inferiori rispetto ai precedenti calcoli. E questo dato fa pendere l’ago verso il no all’opera”.

Inoltre, secondo Conte, bisogna “considerare che l’opera dovrebbe terminare nel 2030″. Ma, sottolinea il premier, “chi si occupa di queste cose sa che quella data è una chimera. E anche a non voler considerare la lievitazione dei costi noi ci ritroveremmo comunque in una fase temporale in cui il sistema dei trasporti si sarà evoluto e c’è il rischio che l’opera si riveli poco funzionale rispetto al sistema dei trasporti con cui avremo a che fare”.

Altra criticità: “Il cambio modale, espressione tecnica che indica l’incentivo che l’opera può dare a cambiare modalità di trasporto – spiega Conte – risulta nel complesso modesto perché è evidente che possiamo realizzare un bel tratto infrastrutturale fantastico e possiamo anche realizzare importanti tratti ferroviari ma resta il fatto che l’imprenditore deve portare le merci alla stazione di partenza con un tir e poi andare con un altro camion alla stazione di arrivo. Il cambio modale è modesto, perché chi inizia in una modalità di trasporto vuole finire con quella”.

Infine il nodo del criterio dei finanziamento. “Quest’opera – osserva il premier – è finanziata in buona parte dall’Italia, in misura più modesta dalla Francia e poi dalla Ue. Il fatto che ci sia iniqua ripartizione oneri è stata giustificata dal fatto che la nostra tratta è più contenuta. Ma al momento non risultano opere nazionali francesi. E’ chiaro che allo stato il criterio di ripartizione finanziamenti non appare equo, ma va approfondito”.  

Fonte: Ansa