Tav, verso il referendum: ma perché solo in Piemonte?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 30 luglio 2018 8:33 | Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2018 8:33
Tav, verso il referendum: ma perché solo in Piemonte?

Tav, verso il referendum: ma perché solo in Piemonte?

TORINO – Referendum sulla Tav? Perché no?! L’idea, lanciata dal governatore Sergio Chiamparino ma rivendicata dalla Meloni come sua, piace e piace sempre più. Le opposizioni, dal Pd a, appunto, FdI, sono favorevoli. Ma perché limitarla al solo Piemonte? [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Se l’alta velocità è un’opera d’interesse nazionale sarebbe forse più giusto che su questa si pronunciassero tutti gli italiani. Limitarla a Val di Susa e dintorni sarebbe come chiedere ai romani e solo a loro di decidere su dove deve avere sede il Governo o il Parlamento, oppure come chiedere ai soli siciliani cosa vogliono fare con i migranti in arrivo via mare.

Indispensabile, da bloccare o da rivedere. Incertezza e confusione regnano sulla questione Tav nel governo e non solo. Il ministro competente, esponente dei 5Stelle, la vorrebbe bloccare mentre l’alleato leghista, a partire dal vicepremier Matteo Salvini, vorrebbe invece vederla realizzata. O almeno questo è quello che vorrebbero i rispettivi elettorati così, nella sintesi del famigerato “contratto di governo”, il risultato è che la Torino-Lione va “ridiscussa”.

Che cosa voglia dire non è chiaro ma poco importa, quel che importa è che lascia spazio, come sta accadendo già, ad interpretazioni che pur provenendo dallo stesso governo sono di sapore e significato diametralmente opposto. Il ministro Danilo Toninelli, titolare delle Infrastrutture, ha fatto della battaglia contro la Torino-Lione una sorta di missione personale ma già il suo vice, il sottosegretario Armando Siri, ovviamente leghista, dice che sarebbe invece un errore fermare tutto. Nel caos che regna in attesa di capire quali siano le reali intenzioni dell’esecutivo, il presidente della Regione Piemonte ha evocato il ricorso ad una consultazione popolare, arma solitamente cara ai grillini, per dipanare la matassa e cercare di capire cosa vogliano davvero gli elettori. Un’idea che ha fatto breccia nei cuori delle opposizioni che sinora hanno mostrato armi abbastanza spuntate nei confronti del governo giallo-verde.

Chiamparino ha chiesto la solidarietà dei governatori forzisti di Liguria e Lombardia, rapidamente ottenuta non per bocca loro ma per bocca di Osvaldo Napoli, membro del direttivo di Forza Italia alla Camera: “Trovo giusto che sia consentito ai cittadini piemontesi di pronunciarsi con un referendum sul destino della Tav. Mi sorprende che l’idea non sia venuta dal mondo dei Cinquestelle e dall’amministrazione comunale di Torino, perché mai come nel caso della Tav ‘uno vale uno’. Evidentemente, la questione imbarazza il comico Beppe Grillo, teorico della fine della democrazia e del Parlamento e quindi sospettoso che i cittadini possano, usando la loro testa, prenderlo a pernacchie per le bestialità che quotidianamente pronuncia”. E ancor più felicità e sostegno è arrivato da Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni che con il suo “meglio tardi che mai” ha voluto sottolineare che già in passato il referendum era stata una sua idea. Silenzio, comprensibile, da 5Stelle e Lega.

Ma perché circoscrivere la consultazione agli elettori piemontesi. La Tav è opera d’interesse nazionale, sia che si faccia sia che la si cancelli. I fastidi dei lavori come i vantaggi dell’opera sarebbero infatti in primis a carico degli abitanti della zona, ma non solo. Come non solo a loro toccherebbe pagare per un eventuale marcia indietro del nostro Paese che sarebbe pagata, naturalmente, da tutti gli italiani attraverso le loro tasse. E allora che si faccia il referendum, ma lo si faccia fare a tutta l’Italia.