Tav, Toninelli a Tajani: “Grandi opere? Mangiatoia finita”. Di Maio: “Non ci crede più nessuno”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 agosto 2018 23:21 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2018 2:25
Tav, M5s frena. Toninelli e Di Maio: finita mangiatoia, non ci crede nessuno

Tav, Toninelli a Tajani: “Grandi opere? Mangiatoia finita”. Di Maio: “Non ci crede più nessuno”

ROMA – Il Movimento 5 stelle si schiera contro la Tav Torino-Lione e continua a generare frizioni nel governo giallo-verde. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, attacca il presidente del parlamento Ue Antonio Tajani: “La mangiatoia delle grandi opere è finita”. Una dichiarazione che genera frizioni con il suo sottosegretario leghista Armando Siri, mentre il vicepremier M5s Luigi De Maio lo sostiene: “Tav? Non ci crede più nessuno”.

A scatenare la querelle all’interno del Mit, un tweet di Toninelli che fa riferimento all’altolà del presidente del Parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, che ieri visitando i cantieri di Saint-Martin-La-Porte si è schierato contro l’ipotesi di fermare i lavori della Tav.

“Mi sporco le mani da quando sono nato. Uso con i soldi pubblici del Ministero dei trasporti la stessa attenzione che usavano i miei genitori per gestire le poche risorse familiari. Antonio Tajani e tutti gli altri che blaterano su Tav, si mettano l’anima in pace. La mangiatoia è finita!”, mette in chiaro Toninelli, che sulla Torino-Lione, pur ricordando quanto previsto dal contratto di Governo (la ridiscussione integrale dell’opera), qualche giorno fa non ha escluso l’ipotesi di recedere dalla sua prosecuzione.

Di tutt’altro parere il sottosegretario leghista Siri, che replica direttamente al titolare del suo stesso ministero. “I soldi pubblici non si devono sprecare, ma le grandi opere si possono fare e si debbono fare pretendendo che non ci siano sprechi. Non è che fare la grande opera significhi alimentare una mangiatoia”, osserva Siri. “Nel contratto di governo c’è scritto che avremmo ridiscusso l’opera verificando costi e benefici ed è quello che stiamo facendo”, aggiunge il sottosegretario, che però arriva ad una conclusione chiaramente opposta a quella di Toninelli: “Questo non significa uno stop”.

Anche Di Maio si è espresso sul tema, sottolineando che nonostante le differenze di vedute sulla Tav rispetto ai leghisti, nelle grandi opere in Italia non crede più nessuno: “Sono 30 anni che è stata progettata quest’opera, oltre 10 anni che si prova ad avanzare, si dà la colpa ai no tav ma la verità è che questa è un’opera in cui nessuno crede più. Nel contratto c’è scritto che va interamente rivista e rivederla significa, e credo che anche gli elettori della Lega siano d’accordo con me, che spendere 10 miliardi per andare da Torino a Lione quando in alcune parti del paese anche l’asfalto è un lusso non sia una priorità”, mette in chiaro Di Maio, che liquida secco anche le lamentele del commissario per la Tav Paolo Foietta per non essere stato ricevuto dal ministro Toninelli (“Se nomino un commissario per un’opera e quell’opera non la voglio realizzare nominerò” qualcuno, se invece “la voglio portare avanti nominerò un altro”).