Tav, Ue minaccia taglio fondi. Alta tensione al governo: vertice coi tecnici si chiude in stallo

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 7 Marzo 2019 2:18 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2019 7:59
Tav, fondi Ue a rischio. Governo teso alle stelle: vertice coi tecnici non va

Tav, Ue minaccia taglio fondi. Alta tensione al governo: vertice coi tecnici si chiude con un nulla di fatto

ROMA – Bandi subito o l’Italia dovrà essere pronta a rinunciare a 800 milioni di euro di fondi per la realizzazione della Tav, la linea dell’alta velocità tra Torino e Lione. Matteo Salvini, vicepremier leghista, spinge perché la grande opera venga compiuta, soprattutto per evitare di pagare le ingenti penali che spetterebbero al già fiscalmente inguaiato governo giallo-verde.

Il Movimento 5 stelle invece della lotta alla Tav ne aveva fatto la sua bandiera. Intanto l’Unione europea spinge per avere i bandi, pena la cancellazione dei fondi, ma dopo 5 ore di vertice a Palazzo Chigi se ne esce con l’ennesimo nulla di fatto.

La questione della Tav si fa sempre più intricata e complicata. L’analisi costi-benefici degli esperti del ministero delle Infrastrutture guidate dal pentastellato Danilo Toninelli sarebbe contro-Tav. Un’analisi che non convince e che diventa l’occasione, ennesima, di scontri e dissapori nell’improbabile governo giallo-verde, che riesce comunque a proseguire nel suo cammino. 

Da un lato c’è la Lega, alleata storica di Forza Italia, vicino agli imprenditori e che vorrebbe la Tav. Dall’altra c’è M5s, i ministri e la base ambientalista, lo schierarsi sempre dalla parte dei “no”, stavolta dei “No Tav”. 

In un braccio di ferro che appare ormai da tempo senza soluzione al governo, si inserisce anche l’Europa. La Commissione europea ha lanciato il suo (ennesimo) ultimatum all’Italia, anzi una lettera ufficiale di richiamo sarebbe già pronta. Bandi per la Tav subito, pena la cancellazione degli 800 milioni di euro di fondi previsti per noi. 

Scatta allora nella notte tra 6 e 7 marzo il vertice di urgenza al governo. A Palazzo Chigi arrivano Luigi Di Maio, pentastellato vicepremier, il già citato Salvini, il premier Giuseppe Conte e poi il ministro Toninelli. Insieme a loro, un gruppo di tecnici che seguono il dossier, gli stessi che hanno curato l’analisi costi-benefici. Presenti per l’occasione anche  il capogruppo M5s al Senato, Stefano Patuanelli, e il presidente della commissione Lavori Pubblici del Senato, Mauro Coltorti (M5s).

Dieci invece i prof presenti, come riportato dall’Ansa. Si tratta di cinque “prof” convocati dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e cinque dai sottosegretari della Lega. Si tratta di Gaetano Marzulli, Alberto Chiavelli, Paolo Beria, Pasquale Pucciariello, Luigi Navone, Francesco Parola, Ginio Ferretti, Alberto Petroni, Carlo Vaghi, Pierluigi Coppola. Assente annunciato il presidente della commissione che ha condotto l’analisi costi-benefici, Marco Ponti. 

Cinque ore di riunione, così divise. Le prime tre ore per analizzare la part tecnica del dossier. Tra i tecnici chiamati dalla Lega al vertice figura anche Coppola, l’unico della commissione che ha condotto l’analisi costi-benefici Tav a non aver firmato l’esito sfavorevole alla realizzazione dell’opera. Un confronto costruttivo, commentano al’uscita dei tecnici da Palazzo Chigi i presenti.

Poi però tocca ai politici rimanere a discutere. Altre due ore di discorsi politici e i due vicepremier che vanno via senza parlare. La tensione è alle stelle e le posizioni sulla Tav di Lega e M5s restano diametralmente opposte. La Lega vuole un Sì senza più rinvii, anche a costo di chiamare i cittadini piemontesi a pronunciarsi con un referendum o di far decidere a un voto del Parlamento. Il M5s ha reso quella per il No la battaglia della ‘vita’ politica. 

Una notte di incontri e scontri che si conclude, ancora una volta, con un nulla di fatto da parte di questo governo giallo-verde. L’unica decisione forse presa è quella di chiedere alla Francia un confronto sui criteri di finanziamenti all’opera. Sui bandi, invece, dicono sibillini: “Aspettiamo le valutazioni giuridiche”. Intanto la situazione resta in stallo e in ballo restano sempre quegli 800 milioni di euro che, in caso di mancato avvio delle gare, l’Italia potrebbe perdere.

Fonte Ansa