Caso Tedesco, il dilemma del Pd: salvarlo dal carcere o consegnarlo ai giudici?

Pubblicato il 2 Marzo 2011 12:04 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2011 12:04

Il senatore del Pd Alberto Tedesco

ROMA – Il Pd salverà il senatore Alberto Tedesco dall’arresto? Il partito guidato da Pier Luigi Bersani sarebbe tormentato nelle ultime ore da questo dubbio, come ha sintetizzato Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera: “Il Pd giustizialista con Berlusconi si fa garantista su Tedesco?”. Il Senato è stato infatti chiamato a votare sulla richiesta di arresto dell’ex assessore alla Sanità della Regione Puglia: su di lui pesano le accuse di concussione, corruzione, turbativa d’asta, abuso e falso, nell’inchiesta sulla sanitopoli pugliese.

A complicare ulteriormente le cose per il Pd è la posizione del Pdl: i senatori del partito di Berlusconi hanno già fatto sapere che respingeranno la richiesta dei giudici e faranno dunque da scudo nei confronti del collega dell’opposizione. Una linea coerente con il comportamento tenuto alla Camera, quando i deputati di maggioranza respinsero la richiesta di perquisizione del tesoriere di Berlusconi.

La questione viene trattata con molta delicatezza tra le fila dei democratici: che fare? Come scrive la Piccolillo, “confidare nella giustizia e consegnare l’ex assessore alla Sanità della giunta Vendola o salvarlo dalle manette, allungando su pm e gip l’ombra del ‘fumus persecutionis’?”.

I vertici del partito prendono tempo: il capogruppo a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, spera che nel frattempo Tedesco sia ascoltato dai pm baresi (come da lui stesso richiesto) per chiarire la propria posizione. In questo modo potrebbe non essere necessaria la votazione in Aula e Tedesco toglierebbe dall’imbarazzo i “compagni” di partito.

Ma la base, ha spiegato un altro senatore, Felice Casson, ha un’opinione netta sulla questione: “Schierarsi in modo netto, senza ombre, dalla parte dei magistrati”.

La vicenda, ricorda Piccolillo, ha un precedente nel Partito Democratico: l’ex governatore abruzzese, Ottaviano Del Turco, “dopo l’arresto per tangenti, lamentò di essere stato lasciato solo”.