Caso Telecom-Pirelli: D’Alema chiede a Letta il dossier segreto. Ma anche lui fu coinvolto in quella storia

Pubblicato il 15 novembre 2010 18:00 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2010 18:00

Massimo D’Alema ha chiesto il dossier sulla vicenda Telecom-Pirelli elaborato dai Servizi segreti: il Copasir (presieduto proprio dall’ex presidente del Consiglio) ha fatto richiesta ufficiale a Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi) per ottenere i documenti ufficiali compilati dagli 007. L’aspetto “curioso” della vicenda, come hanno scritto sul Giornale Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica, è che il nome di D’Alema era stato accostato alla storia. Emanuele Ci­priani (l’autore del dossier, nda) disse in tribunale: «Tavaroli mi invitò a svolgere investigazioni sul­l’Oak fund dicendo che avrei dovuto verificare se dietro c’era un partito politico». Proprio in quell’interrogatorio, Cipriani, di fronte ai docu­menti che gli inquirenti gli mostrano, mette a verbale che non trova «un documen­to che indicava un noto sog­getto politico», che identifica proprio in D’Alema”.

I due giornalisti hanno ricostruito proprio l’intera storia, che coinvolse i vertici degli allora Ds: “Il dossier voluto dal capo della security di Pirelli e poi di Telecom, Giuliano Tavaroli, e redatto dall’investigatore privato Emanuele Cipriani, per sco­prire i nomi dietro l’«Oak fund» (che in italiano vuol di­re «fondo quercia»), che con­trollava una quota della fi­nanziaria lussemburghese Bell. Quest’ultima possede­va la quota di controllo di Oli­vetti, che all’epoca (luglio 2001) controllava il 54 per cento della Telecom. E il dos­sier venne realizzato in quel periodo, quando Pirelli stava per dare la scalata al colosso italiano delle telecomunica­zioni. Tavaroli ai magistrati spiega che si voleva capire chi fossero gli azionisti dell’« Oak fund», nel timore che vi fosse qualcuno del manage­m­ent Telecom che volesse lu­crare sull’operazione. E, mi­se a verbale Tavaroli, quando venne fuori che i nomi erano invece quelli di «esponenti di un partito dell’attuale mag­gioranza »arriva l’ordine a Ci­priani di fermarsi lì”.

Ma la faccenda non finì qua, come hanno sottolineato Chiocci e Malpica: “Quando il boss della sicurezza di Telecom esce dal processo, patteggian­do 4 anni e mezzo, il suo rac­conto cambia non poco. Ta­varoli, a Repubblica , indica in Tronchetti Provera l’auto­re dell’input che ha dato vita al dossier. E, soprattutto, cambia il movente: Tronchet­ti, spiega Tavaroli, avrebbe ordinato quel dossier sui Ds proprio per cercare eventua­li tangenti nell’acquisizione di Telecom da parte di Cola­ninno. Tavaroli aggiunge al­tri dettagli, tra cui la presunta esistenza di depositi di soldi all’estero,finiti dopo un caro­sello di società nel conto lon­dinese dell’«Oak fund» «cui erano interessati i fratelli Ma­gnoni e dove avevano la fir­ma Nicola Rossi e Piero Fassi­no » (dichiarazioni che solle­varono una raffica di smenti­te e di annunci di querele). Nomi che Tavaroli spiega al quotidiano di aver fatto in­vano ai magistrati che gli avrebbero risposto: «Non scriviamo i nomi nel verbale, diciamo “esponenti politi­ci” ». Una versione, quella del­la ricerca mirata dei Ds dietro al «fondo quercia», concor­dante con quanto dichiarato ai magistrati il 28 marzo 2007 dall’autore del dossier, Ci­priani: «Tavaroli mi invitò a svolgere investigazioni sul­l’Oak fund dicendo che avrei dovuto verificare se dietro c’era un partito politico».Pro­prio in quell’interrogatorio, Cipriani, di fronte ai docu­menti che gli inquirenti gli mostrano, mette a verbale che non trova «un documen­to che indicava un noto sog­getto politico», che identifica proprio in D’Alema.E ancora Cipriani aggiunge di aver par­lato degli esiti delle sue inda­gini sia a Tavaroli che a Mar­co Mancini, lo 007 all’epoca numero uno del controspio­naggio del Sismi, considera­to dai magistrati «stabile col­laboratore » di Cipriani e Ta­varoli. Proprio Mancini rap­presenta il «coinvolgimento di personale dell’Aise nel pro­cesso Telecom-Pirelli» a cui D’Alema fa riferimento”.

Ma Letta ha rimandato al mittente la richiesta di visione del testo integrale, “spiegando che il Copasir ha già ottenuto «sintesi del lavoro svolto e dei relativi esi­ti ». Scelta dettata dal bisogno di tutelare «gli aspetti di se­gretezza » e gli « interna corpo­ris » dei servizi interessati. L’invio di«copia delle relazio­ni conclusive», spiega Letta a D’Alema, non avverrà: la ri­chiesta è «non coerente con il quadro ordinamentale vigen­te»”.

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