Terremoto Abruzzo, per vincere gli appalti contavano le “amicizie” dei politici e gli “sponsor” delle banche

Pubblicato il 17 Giugno 2010 10:16 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2010 10:16
denis verdini

Denis Verdini

Un articolo scritto da Fiorenza Sarzanini e pubblicato dal Corriere della Sera spiega quale sarebbe stato il sistema che ha portato all’assegnazione degli appalti per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo. La giornalista ha ricostruito gli eventi in base alle intercettazioni nelle mani dei magistrati dell’Aquila che conducono l’inchiesta sul terremoto: alcuni imprenditori abruzzesi, riuniti nel consorzio Federico II, sarebbero stati avvantaggiati dalle “sponsorizzazioni” di cui godevano negli ambienti politici. Da quanto pubblicato nell’articolo non sembrano esserci elementi di rilevanza penale, visto che la Protezione Civile (titolare dell’emergenza) attribuisce le gare d’appalto secondo criteri di tipo privatistico.

Tuttavia è interessante vedere quali sono i meccanismi che portano all’aggiudicazione di questi lavori: secondo le carte agli atti della Procura dell’Aquila, il deputato del Pdl e coordinatore nazionale del partito, Denis Verdini, avrebbe fatto da intermediario tra la Protezione Civile, la ditta Btp dell’imprenditore fiorentini Riccardo Fusi (che si aggiudicò la maggior parte degli appalti) e la cooperativa abruzzese. Il consorzio Federico II sarebbe stato a sua volta “raccomandato” ai politici dalla Cassa di Risparmio dell’Aquila, vicina proprio alla Btp. Invece Verdini avreppe appoggiato la candidatura della cooperativa di costruttori presso il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi.

Questa versione, spiega la Sarzanini, confermerebbe quella fornita agli inquirenti da Ettore Barattelli, presidente del consorzio Federico II: durante il suo interrogatorio l’imprenditore abruzzese aveva detto appunto di essersi rivolto alla banca aquilana perché ne conosceva la vicinanza a Fusi, a sua volta legato a Verdini.

La giornalista del Corriere della Sera cita le intercettazioni contenute nei documenti giudiziari. In particolare c’è una telefonata tra Angelo Fracassi (vicedirettore della banca) e Fusi.

Fracassi:«Buonasera, la disturbo? Ci diamo del tu? okay… ascoltami… con Tordera (direttore generale della banca)… noi vorremmo riparlare un po’ con Verdini perché vediamo una situazione di stallo qui in Regione… un po’ preoccupante… niente… se ci procuri un appuntamento per la settimana prossima magari».

Fusi: «Va bene, io posso anche giovedì ora giovedì o venerdì e allora dimmi il giorno…».

Dopo qualche giorno Verdini chiamò Fusi e gli disse di poter stare tranquillo: il deputato del Pdl aveva infatti parlato col governatore Chiodi e aveva portato le carte a Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile.

Alla fine il gruppo composto da Btp, Cmp Costruzioni metalliche prefabbricate e Vittorini Emidio costruzioni (tutte imprese legate al consorzio Federico II) vinse la gara per i lavori della scuola Carducci. La ditta Marinelli ed Equizi (aziende che fanno sempre riferimento alla cooperativa) vinsero l’appalto per la caserma Capomizzi: una parte dei lavori fu poi subappaltata alla ditta di Barattelli.

Infine la Sarzanini spiega che gli inquirenti stanno valutando se ci possano essere connessioni tra il sistema di appalti e la criminalità organizzata: infatti lo Stabile Novus, un consorzio che si aggiudicò degli appalti relativi al G8, potrebbe essere legato ad alcuni clan camorristici, in particolare ai Casalesi.