Napolitano: “Lo Stato non si fa intimidire”. Adinolfi, donna a sparare?

Pubblicato il 9 Maggio 2012 16:04 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2012 16:04
giorgio napolitano

Giorgio Napolitano (Lapresse)

ROMA – Dopo l’agguato al manager di Ansaldo Roberto Adinolfi, le parole di Giorgio Napolitano arrivano come pietre contro l’incubo del terrorismo che aleggia di nuovo sull’Italia. La tragedia del terrorismo ”non si ripeterà, nemmeno in forme di bieca e micidiale farsa” e anche dopo l’attacco al dirigente dell’Ansaldo, ”la vigilanza sarà categorica” e ”quanti fossero tentati di mettersi su quella strada sono dei perdenti e non si illudano di intimidire lo Stato”, ha detto il presidente della Repubblica al Quirinale. ”Non brancoliamo nel buio di un’Italia dei misteri”, certo ci sono ancora verità da svelare, ma siamo in un’Italia che si è liberata e ”ha sconfitto il terrorismo” ed ha individuato e ”sanzionato” centinaia di persone.

Poi ha aggiunto: ”Non ci sono ragioni legate alle tensioni sociali che possano giustificare il ribellismo e le forme di violenza. Non ci sono ragioni di dissenso politico e tensione sociale che possano giustificare ribellismi, illegalismi, forme di ricorso alla forza destinate a sfociare in atti di terrorismo”. Per Napolitano resta ”il tormento di una giustizia incompiuta” rispetto alle tante stragi ed azioni del terrorismo ma bisogna mettere in luce quello che di ”inconfutabile è emerso dalle carte processuali e dalle sentenze” e cioè una ”matrice di estrema destra neofascista di quelle azioni criminali” e ”l’attività depistatoria svolta da una parte degli apparati dello Stato” ha detto sottolineando che ”una verità storica si è quindi conseguita”. E’ in atto ”una evoluzione positiva” sull’accesso agli atti di intelligence e ”il Parlamento segue il rinnovato impegno del Governo all’applicazione di regole stringenti in materia di ricorso al segreto di Stato”.

Ritornando all’Italia di oggi, quella che indaga sugli spari ad Adinolfi che potrebbe essere stato gambizzato da una donna, il Capo dello Stato ha fatto notare come queste regole più stringenti ”scongiurino il pericolo delle distorsioni” che pure ci sono state durante gli anni del terrorismo e delle stragi.

Proprio per evitare derive pericolose si indaga e si cerca di capire che valore possa avere il documento, che potrebbe essere una rivendicazione dell’agguato al manager di Ansaldo Nucleare, che è comparso sul network indipendente “Indymedia” a firma GAP (Gruppi Armati Proletari). Nel testo si attacca il governo Monti e si fa riferimento anche al manager gambizzato. Gli esperti antiterrorismo dei carabinieri, però, escludono che il documento firmato Gap sia la rivendicazione dell’attentato del 7 maggio. Lo ritengono semmai ”un attestato di solidarietà” con chi l’ha commesso.

Nel 34/mo anniversario della morte di Aldo Moro, il capo dello Stato ha voluto concludere un lungo discorso sul terrorismo con una ”conclusione personale” – quasi una confessione interiore – per spiegare quanto il tema lo abbia coinvolto negli anni fino al picco degli impegni istituzionali, lacerandolo in profondità attraverso l’approfondimento dei crimini, delle storie e delle vite delle persone. ”Il ricordo di quegli uomini e di quelle donne come persone, la vicinanza al dolore delle loro famiglie, la riflessione intensa su quelle vicende, su quel periodo di storia sofferta, di storia vissuta sono stati in questi anni – ha spiegato Napolitano – tra gli impegni che più mi hanno messo alla prova e coinvolto non solo istituzionalmente, ma moralmente ed emotivamente. Hanno messo alla prova – ha confessato il presidente – la mia capacita’ di ascoltare e di immedesimarmi, la mia responsabilità di lettura imparziale, equanime dei fatti che chiamavano in causa diverse ed opposte ideologie e pratiche politiche”.