Testamento biologico. Rotondi: “L’uomo non dispone della vita”. A meno che non sia deputato o prete

Pubblicato il 7 Marzo 2011 16:57 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2011 16:57

ROMA-In contemporanea con l’arrivo in aula alla Camera dei deputati della legge impropriamente detta del “testamento biologico” arriva anche una decisa e ferma dichiarazione del ministro Gianfranco Rotondi. Suona così: “Si può fare e tentare la legge con il massimo del consenso possibile ma partendo da un presupposto inviolabile: l’uomo non dispone della vita”. Bene, Rotondi andrebbe preso in parola e alla lettera. Quelli che alla Camera dei deputati stanno disponendo della vita di tutti i cittadini italiani sono uomini o donne, semplici uomini o donne. E quelli che dal Vaticano suggeriscono al Parlamento italiano di come disporre della vita sono anch’essi uomini, solo uomini e in questo caso neanche donne. Nè l’appartenere a una gerarchia ecclesiatica nè l’essere membri di un Parlamento, eletto o nominato che sia, schioda questi uomini dalla loro umana limitatezza, quindi dalla impossibilità di disporre della vita, soprattutto quella altrui. Stabilire per via di legge obbligatoria per tutti cosa è medicina e cosa no, cosa è vita e cosa non lo è, cosa un altro uomo o donna possa scegliere come cura e come cura rifiutare non è nella “disponibilità” di altri uomini. La legge che stanno votando, che voteranno agli inizi di aprile stabilisce che gli altri uomini, tutti gli altri uomini e donne, possono dichiarare e far sapere a quali terapie essere sottoposti o non  sottoposti in caso di malattia terminale. Lo possono far sapere ma il loro testamento non vale perchè ci sono terapie che altri uomini giudicano non siano terapie ma obblighi. L’uomo deputato e l’uomo prete dispone della scienza medica e della volontà individuale, dispone dunque della vita altrui. Questo dice nei fatti la legge. Che viola il “presupposto inviolabile di Rotondi”. A meno che l’uomo deputato e l’uomo prete non siano, quando parlano di vita, più uomini degli altri, a meno che non siano interpreti ufficiali e indiscutibili di una volontà divina che deve valere per tutti. Sono uomini che dispongono di altri uomini per asserita e imposta volontà divina. Loro possono disporre, gli altri devono obbedire. Al precetto religioso fattosi legge. Ai superuomini deputati e preti, con l’obbedienza che i semplici uomini devono.