Toglietemi la pensione e restituitemi i contributi, o è furto: Massimo Donelli

Pubblicato il 10 febbraio 2014 11:51 | Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2014 11:51
Toglietemi la pensione e restituitemi i contributi, o è furto: Massimo Donelli

Massimo Donelli: toglietemi pure la pensione, ma restituitemi i contributi che ho versato

Massimo Donelli, neo pensionato d’oro, se l’aspettava, ma, come ha scritto in una lettera al direttore di Libero, 

è stata comunque una brutta botta: è arrivato il primo accredito della pensione e l’importo è molto inferiore a quello che l’INPGI (Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani) mi aveva comunicato prima che entrasse in vigore l’iniquo prelievo fiscale ipocritamente definito «contributo di solidarietà » che si applica alle «pensioni d’oro».

Due espressioni, «contributo di solidarietà» e «pensioni d’oro», che, furbescamente saldate, nascondono un «inganno» (come l’hanno definito Massimo Fracaro e Nicola Saldutti sul Corriere della sera) e, aggiungo io, una duplice furbizia lessicale. Usata dal Governo in carica per dare cittadinanza all’idea che una pensione oltre i 90 mila euro annui lordi rappresenti un abuso, un furto, un eccesso, una appropriazione indebita, un privilegio.

Di più: che sia il risultato di un danno perpetrato ai danni della collettività. Non è così, ovviamente. Ognuno, infatti, riceve una pensione proporzionale ai contributi versati. Non solo. Chi può contare su più di 90 mila euro lordi l’anno ha pagato le tasse (e che tasse!) rinunciando a una parte rilevante dello stipendio per costruirsi la pensione. Ed è, quindi, un cittadino meritevole, coscienzioso, previdente.

Trattarlo ora da Paperone abusivo è una vigliaccata.

Per molte delle pensioni alte, la pensione non è pari alla retribuzione, ma arriva a essere la metà,nonostante i contributi accumulati.

Io, come altri “over 90”, sono ovviamente pronto a dare un contributo di solidarietà: non sono cieco né sordo, vedo qual è la condizione del Paese… Ma come me la vedono tutti. E tutti, quindi, debbono essere chiamati a contribuire. Come? Basterebbe un innalzamento dello 0,3 per cento dell’Irpef per coloro che hanno un reddito sopra i 90 mila euro lordi annui: lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, parlamentari in attività, ex parlamentari che ricevono un vitalizio e, ovviamente, anche noi pensionati “over 90”.

Si tratterebbe di aumentare ancora le tasse trasparentemente anziché usare la scorciatoia ipocrita e populistica delle «pensioni d’oro». Ma, così facendo, si renderebbe un buon servizio alla collettività in un momento difficile e, soprattutto, si eviterebbe l’in – ganno. Risparmiando, a chi non le merita, una cospicua, iniqua sottrazione di denaro e una insopportabile, nonché immeritata, pubblica gogna. Non si può fare? Non si vuole fare?

E allora provoco: toglietemi la pensione. Ma prima ridatemi, fino all’ultimo centesimo, tutti i contributi che ho versato. Tutti! Me la caverò, benissimo, da solo…