Toscana non poteva garantire papà Renzi. Risposta a Donzelli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Settembre 2015 13:47 | Ultimo aggiornamento: 24 Settembre 2015 13:49
Toscana non poteva garantire papà Renzi. Risposta a Donzelli

Toscana non poteva garantire papà Renzi. Risposta a Donzelli

ROMA – “I debiti della famiglia Renzi e il coinvolgimento del padre di Luca Lotti è il contenuto della interrogazione del consigliere regionale toscano Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) cui ha risposto il presidente della regione Toscana Enrico Rossi. Dalla risposta, in merito alla vicenda della società del padre del premier, la Chil, e della relativa inchiesta su una presunta bancarotta fraudolenta (in cui è indagato Tiziano Renzi), si ricavano due novità sostanziali.

Garanzia irregolare. Primo: la garanzia gratuita (35mila euro) concessa nel 2009 a Chil (poi fallita nel 2013) dalla Regione attraverso la finanziaria Fidi per l’ottenimento di un finanziamento di 700mila euro presso la Bcc di Pontassieve è stata ritirata perché era irregolare (dirigente Bcc responsabile dell’istruttoria era Marco Lotti, padre di Luca che il giorno prima della concessione del mutuo, 14 luglio 2009, entrò nella segreteria politica dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi). Essendo irregolare, la Toscana rivuole i soldi indietro con sanzione.

Il padre di Renzi deve restituire 263mila euro. Secondo: in quanto garante, la Regione, sempre attraverso Fidi, aveva dovuto ripianare i debiti della società fallita a Bcc, ma, accertata l’irregolarità della garanzia, ha fatto richiesta di “insinuazione del passivo”. Cioè, per usare le parole di Donzelli, “la Regione Toscana ha chiesto di fatto che la famiglia Renzi restituisca i 263mila euro di debiti coperti con una garanzia concessa da Fidi Toscana”. In effetti Fidi ha attinto da un fondo del Ministero dello Sviluppo, per cui in sostanza il governo sui rivarrà sulla famiglia del suo presidente del consiglio.

Marco Lotti annuncia querele. Il consigliere regionale Donzelli aggiunge la sua valutazione politico-giudiziaria della vicenda, per cui “questo significa che la famiglia Renzi, tramite l’azienda Chil, ha tentato di truffare le istituzioni: grazie alle nostre denunce si avvia un percorso che dovrà riportare i soldi nelle casse pubbliche”. Di queste dichiarazioni è probabile Donzelli debba rispondere in tribunale visto che Marco Lotti, il padre di Luca, ha annunciato che intende procedere, “per vie legali contro chiunque metta in dubbio la mia correttezza professionale e la mia personale onorabilità”. E’ diventato virale in rete nel frattempo un video-denuncia su Facebook di Donzelli intitolato “I debiti non pagati del babbo Renzi concessi dal babbo del Sottosegretario Lotti” (guarda sotto).

Ma perché quella garanzia era irregolare? La garanzia della Regione che copre l’80% del finanziamento valeva per la società Chil come agevolazione all’imprenditoria femminile (Laura Bovoli, madre di Renzi, e le sue due sorelle erano intestatarie dell’intero capitale). Solo che poco tempo dopo Tiziano Renzi firma come azionista di maggioranza: senza la guida femminile la garanzia valeva solo al 60%. Quando la sede di Chil viene spostata a Genova non è nemmeno più una società toscana, requisito per ottenere agevolazioni.