Toscani fuori dal governo: il gomblotto dei renziani e la profezia di Stanis

di alberto francavilla
Pubblicato il 14 Settembre 2019 10:10 | Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2019 12:37
Toscani fuori dal governo Conte 2: il gomblotto dei renziani e la profezia di Stanis

Stanis parla dei toscani in Boris

ROMA – Nemmeno un toscano al governo: né un ministro né un sottosegretario. E qualcuno all’interno del Pd urla al “gomblotto”. Il sindaco di Firenze Nardella (e non solo lui) sospettano la vendetta contro Renzi, che secondo i soliti rumors di palazzo starebbe preparando la scissione. Dove? Ovviamente alla Leopolda, in Toscana, così i “gomblottisti” sono contenti.

A pensarci bene, questa polemica geografica fa sorridere (i componenti di un governo vanno scelti per competenza o provenienza?) e non può riportare alla mente una scena di Boris (soprattutto a noi fan ossessivi compulsivi della serie tv). La scena cult è quella in cui Stanis (il protagonista impersonato da Pietro Sermonti) dice che “in questa fiction non ci sono toscani, perché i toscani hanno rovinato l’Italia, con quella C aspirata e quell’umorismo da quattro soldi hanno devastato questo Paese”.

Boschi: “Un toscano su 27 Pd ci stava”.

“Ieri ho parlato al Tempo delle Donne, la bellissima iniziativa del Corriere della Sera, a Milano. Ho discusso di tanti argomenti di cui oggi non c’è traccia sui media. Si parla solo di una mia frase sui sottosegretari toscani. Come avevano già detto la Segretaria (del Pd toscano, ndr) Simona Bonafé e il Sindaco (di Firenze) Dario Nardella ho soltanto detto che mi dispiace che il Pd toscano – che è il Pd più forte d’Italia – non abbia nessun rappresentante tra i 27 membri Pd del Governo. E spero che non ci sia nessun retropensiero in questa scelta”. Così su Fb Maria Elena Boschi.

“Uno su 27 forse ci stava, tutto qui, senza polemica. Mi piacerebbe tanto che si desse spazio alle mie frasi sulla violenza contro le donne almeno quanto si dà spazio alle presunte polemiche interne – prosegue la deputata dem -.
Comunque ce ne faremo una ragione: abbiamo votato questo Governo, con mille difficoltà personali, per non aumentare l’IVA. Non per aumentare i sottosegretari. Un augurio di buon lavoro a chi fa parte del Governo, un abbraccio ai bravissimi amici – toscani e non – che sono rimasti fuori dall’esecutivo ma che daranno comunque una mano all’Italia”.

La posizione dei toscani del Pd.

L’assenza di toscani tra sottosegretari e viceministri Pd “spero non sia semplicemente un modo per colpire Renzi e il nostro gruppo – dichiara Maria Elena Boschi – perché non credo che sia giusto né che se lo meritino i cittadini toscani”. Sulla stessa linea Francesco Bonifazi, che parla di “vendetta contro la stagione renziana”, il sindaco di Firenze Andrea Nardella e altri. Ma per gli avversari la questione sottosegretari potrebbe diventare il casus belli per fare la scissione. Fonti renziane contestano un rapporto di causa-effetto e fanno capire che potrebbe avvenire comunque. “Matteo ormai ha deciso”, dice una parlamentare rimasta fuori dalle nomine di sottogoverno.

Andrea Orlando, vicesegretario vicario Pd, dice “ora vedo che ci sono polemiche territoriali. Ma non eravamo gli stessi che fino a qualche settimana fa dicevano che bisognava fare qualsiasi cosa per fermare Salvini? O c’è stata una rimozione collettiva?”. Ancora più significative le parole di Lorenzo Guerini, un tempo renziano, che afferma di capire le lamentele, ma che “l’importante è che il governo lavori per tutto il Paese”. Il leader con Luca Lotti dell’area Base Riformista – potenziale bacino dei gruppi renziani – invoca “unità, non l’implosione del Pd”. E ai giornalisti risponde: “Spero che Renzi resti una personalità del Pd”.

Il Pd e la possibile alleanza con M5s alle regionali.

Altro tema critico: allearsi con M5S alle regionali. “Se si è fatto un tentativo per governare il Paese perché non tentare – dice Zingaretti -, rispettando le autonomie dei territori, per sperimentare forme di rapporto. Non a tutti i costi”. “Bisogna essere molto prudenti – commenta Guerini – Far scaturire dal nuovo governo, nato da un’emergenza, nuovi equilibri politici penso sia molto prematuro e si rischia anche una forzatura”. (Fonte Ansa).