“Leale”, “traditore” o “vigliacco”? Le tre alternative di Fini e la trappola di Berlusconi

Pubblicato il 5 Novembre 2010 13:19 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2010 13:19

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi mentre parlano all'Altare della Patria

Un riconoscimento qua, una timida apertura là, e la trappola è serivita. Il discorso di ieri di Silvio Berlusconi sarà pure “deludente, tardivo e senza prospettive” come detto a caldo (salvo poi smentita) dal presidente della Camera Gianfranco Fini, ma è comunque denso di insidie per il leader del Fli.

Berlusconi ha giocato contemporaneamente più carte: da un lato il patto di legislatura, dall’altro la prospettiva di una futura alleanza elettorale e, infine, ha messo da parte, per ora, la questione giustizia. Il premier, ora, si può mettere in finestra e vedere l’effetto che fa. Il punto non è la reazione di Fini ma quella dei suoi, colombe in testa. In Fli c’è più di qualcuno che non vuole la rottura. Non solo: Berlusconi è e resta il più pronto ad andare alle urne: Fini non ha ancora il partito, il Pd continua a dibattersi tra lacerazioni interne, crisi profonda e sondaggi al ribasso. Se il premier riuscisse anche nel ‘colpaccio’ di scaricare su Fini la colpa di un eventuale ritorno alle urne, il disegno sarebbe completo.

La trappola è tutta qua: Fini a Mirabello ha parlato con forza ma non ha consumato lo strappo. Domenica a Perugia dovrà dire qualcosa a migliaia di suoi militanti, persone che si attendono un messaggio forte e che, a maggioranza, gradirebbero lo strappo. Il problema è che a Fini e al Fli innescare la crisi non conviene. Gli spazi di manovra, insomma, per il presidente della Camera sono piuttosto ridotti.  Berlusconi, insomma, risponde al logoramento finiano con una strategia di “contro logoramento”.

Quanto alle elezioni, difficile dire con certezza se Berlusconi le desideri davvero. Certo è pronto a correre il rischio e salire al Quirinale al primo sgarro dei finiani. Il premier è convinto che non ci siano spazi e numeri per un governo tecnico e che lo stesso Napolitano, in fondo, preferisca tornare al voto. E anche se alla fine si dovesse trovare un governo tecnico il premier potrebbe mobilitare in modo permanente la piazza gridando all’usurpazione. Per Fini il bivio non è dei più facili: facendo cadere il governo passa per “traditore”, accettando il patto con Berlusconi passa per “vigliacco” o peggio, come secondo il Corriere della Sera avrebbe detto ai suoi, come quello “che si fa prendere per il c… da Berlusconi”.

Quasi impossibile, invece, che Fini chieda dal palco di Perugia a Berlusconi di fare un passo indietro. Sarebbe un appello inutile, e il Cavaliere lo ha ribadito chiaramente: “Piuttosto faccio cinque passi avanti”. Alla fine, quindi, probabilmente Fini opterà per una Mirabello bis, con toni aspri ma senza uno strappo definitivo. Tutto rimandato, insomma. E, in fondo, tutto drammaticamente fermo.