Trattativa Stato-Mafia, a processo tutti i 10 imputati

Pubblicato il 7 Marzo 2013 13:28 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2013 14:01
Trattativa Stato-Mafia, a processo tutti i 10 imputati

L’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino

PALERMO – A processo tutti e dieci gli imputati dell’udienza preliminare sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Il gup di Palermo Pier Giorgio Morosini ha rinviato a giudizio tutti: oltre a capimafia e ufficiali del Ros, anche il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino, l’ex senatore Marcello Dell’Utri e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino.

La data di inizio del processo è fissata al 27 maggio prossimo davanti alla Prima sezione della Corte d’Assise di Palermo. Per gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, per i capimafia Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonio Cinà, per il pentito Giovanni Brusca e per Dell’Utri l’accusa è violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. Massimo Ciancimino è accusato di calunnia e concorso in associazione mafiosa, mentre Mancino di falsa testimonianza.

Ad ascoltare la decisione del gup per la Procura c’erano l’aggiunto Vittorio Teresi e i pm Nino Di Matteo, Lia Sava e Roberto Tartaglia. Tra le parti civili, c’era Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, che si è costituito con il suo movimento Agende rosse.

Nel pronunciare la decisione però, il giudice Morosini ha bacchettato la procura: “Il materiale acquisito – ha detto – non è pervenuto al giudice in forma organica per singole posizioni processuali in maniera intelleggibile. La memoria che è stata prodotta il 5 novembre dalla Procura non affronta il tema delle fonti di prova”. Per questo il gup ha emesso un “decreto di scomposizione dei fatti e indicazione analitica delle fonti di prova”, messe a disposizione delle parti.

”Chiedo un processo rapido che dimostri la mia innocenza”, ha commentato Mancino. Una decisione, quella presa dal gup che dice di ”non condividere” e basata sul fatto che il giudice si è ”preoccupato di non smontare il teorema dell’accusa”.