Colpire chi e come? Tremonti agita la mano ma nasconde il sasso

Pubblicato il 11 Agosto 2011 14:37 | Ultimo aggiornamento: 11 Agosto 2011 14:37

ROMA – Non ha parlato chiaro Tremonti: molte parole e pochissime definitive. Ha fatto capire che Europa e Bce ci hanno chiesto di più, di più di quel che il governo farà. Libertà di licenziamento e taglio degli stipendi pubblici sono “suggerimenti da fuori” che Tremonti ha sventolato come il peggio che il governo italiano eviterà. Un chiaro modo di dire: poteva andar peggio di quel che sarà. Ma quel che sarà, “una manovra molto forte” per portare il deficit che oggi è al 3,9 per cento del Pil all’1,5 circa del Pil a fine 2012, cioè una trentina di miliardi abbondanti in sedici mesi, Tremonti non l’ha detto se non per “capitoli”.

“Blocco della mano morta della politica e riduzione delle società partecipate dalla mano pubblica”. Sì, va bene, ma come, dove, quanto?

“Liberalizzazione dei servizi pubblici locali e delle professioni”. Sì, ma con quali voti in Parlamento visto che due settimane fa una modesta riforma degli Ordini Professionali è stata bloccata dal Pdl e con quali regole e obblighi per i servizi pubblici locali da liberalizzare?

“Accorpare le festività con le domeniche”: qui Tremonti è stato chiaro, ma è più una bandiera che una medicina. E poi con quali sindacati a dire di sì?

“Rendite finanziare tassate al 20 per cento con esclusione dei titoli di Stato e assimilati”. Più o meno tutti d’accordo ma si raccolgono poco più che spiccioli.

“Tracciabilità delle spese per acquisti e pagamenti”. Ma senza dire a quale soglia. E misure più drastiche per “omissione di rilascio di fattura o ricevuta”. Sì, ma quali e con quali controlli e pene?

“Contributi di solidarietà…” cioè prelievi su stipendi e pensioni medio alti. Sì, ma a partire da quale reddito e di quanto e per quanto tempo?

Nulla di preciso su ticket sanitari sì o no, su tassa sulla casa sì o no, su patrimoniale sì o no…Molte parole invece sulle modifiche all’articolo 81 della Costituzione per stabilire un tetto in Costituzione a deficit e quindi al debito e sulla modifica dell’articolo 41 della Costituzione per stabilire che in economia “è lecito tutto ciò che non è vietato”. Sì, va bene oppure male, ma la revisione Costituzionale non fa, qui, ora e subito, un euro dei 35 miliardi della “manovra molto forte”. Non ha parlato chiaro Tremonti non perché lui e il governo non sappiano cosa fare, ci è stato scritto per lettera nero su bianco. E’ che non sanno ancora come farlo, non lo sanno ancora: almeno cento giorni dopo il giorno in cui avrebbero già dovuto farlo e meno di una settimana prima di doverlo fare. Non lo sanno ancora, la necessità stenta ancora parecchio a diventare virtù, almeno virtù di governo.