Trenta ex ministra si tiene casa da ministra, ora assegnata al marito. “Mi serve grande”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 18 Novembre 2019 9:13 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2019 9:13
Elisabetta Trenta ex ministra si tiene casa da ministra, ora assegnata al marito. "Mi serve grande"

Elisabetta Trenta in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Trenta ex ministra della Difesa, ministra delle Forze Armate nel governo Conte-Salvini-Di Maio, ministra in quota M5S e a tutto titolo militante M5S. Quando Elisabetta Trenta diventa ministra decide e ottiene di cambiar casa. Non un cambiar casa per così dire privato, un cambiar casa per pubbliche ragioni, per ragioni di servizio, un cambiar casa per così dire istituzionale.

La allora neo ministra abita a Roma, quartiere Pigneto. E quando un ministro ha casa a Roma consuetudine vuole non venga assegnato altro pubblico appartamento. Si procede a mettere in efficienza e sicurezza la casa dove il neo ministro risiede. Solo se questi abita fuori Roma allora si assegna alloggio di servizio. Ma Trenta ministra rompe la consuetudine e ottiene di trasferirsi in una casa patrimonio delle Forze Armate, una casa più grande di quella in cui abita al Pigneto, una casa secondo definizione burocratica “di livello 1”. Definizione burocratica ma assai comprensibile.

Trenta Elisabetta dunque sta nella nuova casa, quella che abita ed ha ottenuto in quanto ministro. Prima che il governo di cui fa parte cada, Trenta ministro assiste senza battere ciglio ad un cambio che la riguarda da vicino. Eccolo il cambio: la casa assegnata al ministro viene ora assegnata al marito del ministro in quanto ufficiale superiore delle Forze Armate. Anche qui non proprio secondo consuetudine: la casa in questione è come si è visto “di livello 1” e il consorte della ministra non ha grado e funzioni parametrabili secondo consuetudine e tabelle interne, all’appartamento assegnatoli.

Due eccezioni dunque se non proprio due strappi alla regola: la casa al ministro che già risiede a Roma, la casa “livello 1” ad un ufficiale che non ha grado e funzioni a livello dell’alloggio. E una circostanza indubbia e che dovrebbe essere imbarazzante: l’ufficiale assegnatario della casa è il marito della ministra, l’assegnazione della casa è avvenuta mentre la moglie era ministra in carica.

Dovrebbe essere imbarazzante ma così pare proprio non sia per l’ex ministra Trenta. Che serenamente da ex ministra si tiene la casa da ministra e serenamente si inchioda a quell’appartamento. Imbarazzo? Intervistata dal Corriere della Sera che per primo ha trovato e pubblicato la storia (Fiorenza Sarzanini), Elisabetta Trenta annuncia e pronuncia un “Non me ne vado, ho una vita di relazioni, la casa grande mi serve”. E’ il titolo del Corriere della Sera e il succo dell’intervista in cui si può anche leggere, tra le giustificazioni addotte dalla Trenta, che al Pigneto si spaccia e quindi…

Quindi una persona pubblica, un politico, un ex ministro, una che viene da M5S non prova imbarazzo, non più di tanto, a tenersi l’alloggio di servizio finito il servizio. E teorizza un diritto a restare in una casa patrimonio pubblico perché la casa le serve grande. La casa, la casa pubblica assegnata, l’inchiodarsi alla casa dell’Ente pubblico: era il segno distintivo della Casta. Di certo Elisabetta Trenta militante M5S lo sapeva e lo sa, ma alla casa…non si resiste.