Trentino Alto Adige: se Bolzano spende, Trento certo non risparmia

Pubblicato il 11 Gennaio 2012 7:00 | Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2012 21:13

Luis Durnwalder con Giorgio Napolitano (Lapresse)

TRENTO E BOLZANO – Troppi soldi “speciali” alla Regione Trentino Alto Adige? L’assessore al Bilancio della Provincia di Bolzano, il pd Roberto Bizzo, chiude la partita con un’allegoria: “Il problema non è mettere in ginocchio chi sta in piedi, ma alzare chi sta in ginocchio”.

Lo aveva spiegato ancora meglio “Durni”, Luis Durnwalder, presidente della provincia Alto Adige dal 1989: “Abbiamo un tasso di occupazione del 73% rispetto al 68% italiano, la disoccupazione è al 2,6% contro l’8,3%, la Provincia di Bolzano ha il Pil pro capite più alto d’Italia (34.400 euro) e un reddito disponibile di 21.500 euro contro i 17mila del resto del Paese”.

Gli fa eco, da Trento, l’assessore alle Politiche sociali Ugo Rossi: “Anche gli scettici dovrebbero ammettere che le nostre sono politiche di stampo nordeuropeo”.

Insomma, i trentini stanno bene e gli altoatesini meglio. Tanto che l’ipotesi di ricongiungersi al resto del Tirolo, ritornando con l’Austria, è ormai stata scartata anche dagli autonomisti più estremi. “In nessun caso Vienna concederebbe all’Alto Adige le condizioni che abbiamo strappato al governo italiano”, dichiara al Sole 24 Ore Roland Tinkhauser, un giovane consigliere del partito Die Freiheitlichen, formazione di destra. Dall’autonomismo, sbandierato dagli altoatesini per 60 anni e sedato dallo Stato centrale cedendo poteri e quattrini, pare non si possa ottenere altro. “Rien va plus”. In queste ore grasse pochi ricordano gli anni del terrorismo separatista sudtirolese, 361 attentati con 21 morti fra il ’56 e l’88. E ancora meno le quattro guerre combattute con l’Austria per strappare al prezzo di centinaia di migliaia di morti un fazzoletto di valli fino al valico del Brennero.

Non possono lamentarsi i 510 mila abitanti della provincia di Bolzano (tedeschi per due terzi, italiani per un terzo, quasi tutti nel capoluogo). Anche se soldi e potere sono da tanto tempo concentrati nelle mani di poche famiglie, neanche fossimo nella piana di Corleone. E già, perché, come fa notare l’inchiesta di Mariano Maugeri per il Sole 24 Ore (da cui prendiamo alcuni brani in corsivo), la politica “degli amici degli amici” e il “familismo amorale” non è solo una prerogativa delle terre ex borboniche. Ha attecchito alla grande anche qui, fra le Alpi e la Mitteleuropa. Da una parte, i compagni di caccia del presidente Durnwalder:

Attraverso società austriache intestate a prestanomi avrebbero acquistato delle centrali altoatesine che i proprietari avevano tentato inutilmente di cedere alla società pubblica provinciale. Intestandosi così le concessioni idroelettriche e i relativi guadagni. Concorrenza occulta alla società pubblica che presiedevano, insomma. 

Dall’altra il “nemico” Michl Ebner, tante legislature a Roma da deputato del Svp, editore del gruppo Athesia di cui fa parte il Dolomiten, unico giornale in lingua tedesca dell’Alto Adige. La moglie di suo fratello è stata nominata giudice del Tribunale amministrativo regionale. Il giornale di Ebner

ha giustamente criticato la costruzione del grande hotel delle Terme di Merano da parte della Provincia. Trenta milioni di investimenti pubblici (qui la Provincia fa anche l’albergatore e il vignaiolo), e poi la chiusura frettolosa a causa del fallimento della società che lo gestiva. La Provincia decide di venderlo ma alla prima asta non si presentano acquirenti. Tutto cambia dopo la modifica del piano urbanistico comunale da parte della Giunta provinciale, che d’imperio sottrae la materia al Comune di Merano. Le nuove regole prevedono che nell’area dove sorge l’hotel si possano aggiungere nuove cubature a quelle esistenti. D’incanto, qualche mese dopo, si materializza la cordata che poi risulterà vincente, guarda caso capeggiata da Michl Ebner. 

Intanto si continua a spendere: Bolzano nel 2008 ha inaugurato il suo Museion, costo 35 milioni. Un doppione del Mart di Rovereto, disegnato da Mario Botta e inaugurato nel 2003, già anemico in quanto a visitatori (ma Rovereto è in Trentino, allora…).

Lorenzo Dellai

Lorenzo Dellai (Lapresse)

Se Bolzano spende, Trento certo non risparmia. E dei 4,5 miliardi di euro che entrano in cassa ogni anno alla Provincia ne beneficiano molti dei 531 mila abitanti. Innanzitutto i 42 mila dipendenti pubblici e le 23 società partecipate. Poi c’è Trentino Sviluppo, che negli ultimi anni ha sganciato 500 milioni per salvare le aziende in difficoltà. Riuscendoci con un sistema molto semplice:

la Provincia compra gli immobili dell’impresa che poi restituisce il dovuto con un mutuo di 15 o 18 anni a tassi di favore (euribor +0,50%). Detto in altri termini, un sistema per iniettare liquidità nelle imprese mentre le banche chiudono i rubinetti del credito.

Poi al resto ci pensa il federalismo al cubo che nella provincia che Lorenzo Dellai guida dal 1998 (dal 1990 era sindaco di Trento) ha moltiplicato all’infinito i livelli decisionali, col criterio dell’aggiungi un posto a tavola. Regione-Provincia-Comunità di valle (15!)-Comune-Circoscrizione-Asuc (sono 99!)-amministrazione separata uso civico. Trento fabbrica di poltrone e snodo del potere locale che nel 2009 dagli allora ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli ha ottenuto anche il controllo dell’università e degli ammortizzatori sociali.

Trento che non la racconta tutta, secondo il consigliere provinciale della Lega Nord Franca Penasa che intervistata dal Sole tratteggia un quadro a tinte fosche: “C’è una vasta gamma di operazioni torbide. Una su tutte: le società partecipate affidano gli appalti senza gara a società dietro le quali si nascondono fiduciarie straniere con soci occulti. Per non parlare degli sprechi: Bolzano ha speso 15 milioni per cablare il territorio provinciale, qui siamo oltre i 200”. Benvenuti in Italia.